Ventilatori ATEX zona 2: come sopravvivere in un mercato anarchico – lasciato in balia di semplici autocertificazioni – evitando di essere trascinato davanti ad un giudice con l’accusa di omicidio colposo.

Da | luglio 11, 2017

Ventilatori ATEX zona 2 basta autocertificazione?

Ventilatori ATEX Zona 2: un campo minato all’apparenza innocuo

Se fai una rapida ricerca su Google scrivendo “Ventilatori ATEX zona 2”, ti appaiono una marea di risultati relativi ad altrettanti produttori di ventole. (mentre sto scrivendo sono 14300 per l’esattezza)

Tutti affermano di poter garantire l’utilizzo sicuro dei loro prodotti in ambienti a rischio esplosione.

Ma ad un occhio più esperto, che sa dove – e soprattutto cosa – andare a cercare, appare immediatamente il caos che ruota intorno a questi ventilatori particolari.

Tranquillo, ci sono anche buone notizie per te.

Leggendo fino in fondo questo articolo potrai infatti acquisire i miei stessi “superpoteri” e sarai in grado – in poche mosse – di scovare in questa grande anarchia, il ventilatore perfetto per proteggerti dal rischio di disastrose esplosioni.

Ti parlerò in particolare dei ventilatori ATEX per zona 2, che – nonostante siano destinati a lavorare in ambienti meno pericolosi – sono quelli che nascondono più insidie per chi, come te, li deve acquistare o utilizzare nei suoi impianti.

Come è possibile?

Ti svelo questo semplice paradosso immediatamente.

Ventilatori ATEX zona 2: ecco come la totale assenza di un controllo esterno, può trasformare queste macchine in kamikaze pronti a farsi esplodere all’interno del tuo impianto, causando una vera e propria strage di innocenti.

Partiamo subito con chiarire un aspetto importante, ma ahimè a pochi noto.

Si parla sempre di direttiva ATEX, come se ne esistesse solo una.

In realtà esistono due diverse direttive del parlamento europeo che governano la gestione del rischio dovuto alla formazione di atmosfere esplosive.

Quella a cui tutti fanno riferimento quando parlando di “direttiva ATEX” è la vecchia 94/9/CE, sostituita da aprile 2016 dalla 2014/34/UE, applicabile agli apparecchi ed ai sistemi di sicurezza idonei a funzionare in atmosfere esplosive.

Per farla semplice, è la direttiva alla quale deve attenersi un costruttore per poter vendere un prodotto marcato ATEX.

Ma esiste anche una seconda “direttiva ATEX”, la 1999/92/CE, che stabilisce i requisiti di sicurezza e salute dei lavoratori.

Proprio in questa seconda direttiva vengono definiti i livelli di pericolo, in base alla probabilità che – in una determinata area – si formi un’atmosfera potenzialmente esplosiva.

Ed è proprio in queste definizioni che – a mio parere – nasce uno dei più grandi malintesi sui ventilatori ATEX per zona 2.

All’interno della 1999/92/CE viene infatti data questa definizione:

Zona 2: Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva, consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.

Sembra quasi che NON sia una condizione rischiosa, vero?

Niente di più sbagliato.

Per una Zona 2 infatti, il ventilatore deve essere marcato come Categoria 3G, cioè la meno restrittiva tra tutte le categorie previste dalla direttiva 2014/34/UE, che la definisce come:

La categoria di apparecchi 3 comprende gli apparecchi progettati per funzionare conformemente ai parametri operativi stabiliti dal fabbricante e garantire un livello di protezione normale.

Gli apparecchi di questa categoria sono destinati ad ambienti in cui vi sono scarse probabilità che si manifestino, e comunque solo per breve tempo, atmosfere esplosive dovute a gas, vapori, nebbie o miscele di aria e polveri.

Gli apparecchi di questa categoria garantiscono il livello di protezione richiesto a funzionamento normale.

Quindi un ventilatore ATEX per zona 2 deve garantire un livello di protezione dal rischio esplosione, anche se la probabilità che si formi un’atmosfera potenzialmente esplosiva è relativamente bassa.

Stai molto attento quando acquisti o installi nel tuo impianto un ventilatore ATEX per zona 2. Secondo la direttiva 2014/34/UE sei infatti responsabile – civilmente e penalmente – della corretta marcatura delle apparecchiature che inserisci nel tuo impianto.

NON puoi pensare di scaricare le responsabilità solo sul fornitore.

Per poter marcare ATEX un ventilatore in categoria 3G, non serve infatti nessun controllo o certificazione da parte di un ente terzo.

È sufficiente una semplice autocertificazione, una dichiarazione di conformità che lo stesso fornitore può emettere e firmare.

Ecco perché – SENZA un controllo da parte di enti esterni – è così facile immettere sul mercato dei ventilatori certificati ATEX solo a parole, che però nei fatti sono delle vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere.

Il gioco è semplice. Proprio perché il rischio che si formi un’atmosfera esplosiva è così basso per questa categoria di ventilatori, molti costruttori scommettono – giocando sulla pelle tua o del tuo cliente – sul fatto che non ci saranno mai le condizioni tali da causare un esplosione.

Ecco perché alcuni costruttori vendono ancora oggi dei ventilatori classificati come “anti scintilla”, definizione diventata “ILLEGALE” da più di 20 anni, da quando la prima versione della direttiva ATEX è entrata in vigore.

Purtroppo per te però, se poi quella scommessa si rivela perdente e si verifica veramente un’esplosione, insieme al fornitore in tribunale ci finisci anche tu.

Lui però si difenderà tirando fuori dal cilindro qualche postilla che ti aveva messo nel manuale di uso del ventilatore, – che tu nemmeno avrai letto – mentre tutto quello che tu potrai dire in tua difesa sarà:

Ma io pensavo di essere nel giusto, acquistando un ventilatore con una marcatura ATEX…

Ti sembra ingiusto vero?

Ma credimi, in realtà è tutto molto sensato.

Se si vuole veramente sconfiggere il rischio di un’esplosione, tutti i vari anelli della filiera – dal costruttore del più piccolo componente, fino all’utilizzatore finale – devono essere co-responsabili nel rispetto della direttiva ATEX.

Se quindi il tuo fornitore fa il solito “furbetto”, spetta a te smascherarlo e costringerlo – anche a costo di rivolgerti ad altri – a rispettare gli obblighi di legge che gli competono.

Ok, ho capito. Ma come faccio a sapere se il mio fornitore mi sta dando un ventilatore idoneo a funzionare in zona 2? Non dirmi che devo studiarmi tutte le norme sui ventilatori, NON ho tempo e non è il mio lavoro.

Tranquillo.

Se prosegui nella lettura di questo articolo, ti mostrerò come riconoscere – ancora prima di acquistarlo – se il ventilatore è davvero sicuro per il tuo utilizzo.

Ma cosa ancora più importante, troverai un “riassunto” di quello che le norme europee richiedono a noi costruttori per poter applicare la marcatura ATEX ai nostri prodotti, che potrai utilizzare come vera e propria specifica di acquisto da far rispettare al tuo fornitore.

Scopri, grazie ad UN SOLO controllo, come stanare a colpo d’occhio una marcatura ATEX errata o falsa, evitando così di finire sotto lo sguardo severo di un giudice, dopo un’esplosione nel tuo impianto.

Prima di entrare nei dettagli costruttivi dei ventilatori ed aspiratori ATEX, voglio aiutarti a metterti al riparo da un pesante processo penale, nel quale potresti finire coinvolto in caso di gravi incidenti o esplosioni a causa di un errato acquisto.

Se hai già letto la mia “Guida alla sopravvivenza nella giungla delle classificazioni ATEX dei ventilatori”, sai già quello che sto dirti.

Come dici? Non sai di quale guida sto parlando?

Male. Molto male.

Devi rimediare all’istante.

Scarica subito la tua copia gratuita della mia “Guida alla sopravvivenza nella giungla delle classificazioni ATEX dei ventilatori” compilando i dati in questo modulo, e solo dopo prosegui nella lettura.


Bene, ora che sono sicuro che hai tra le mani la mia guida, possiamo andare avanti e scoprire il più grave errore che devi evitare quando acquisti dei ventilatori ATEX.

È davvero possibile che un fornitore – pur di svuotare i suoi fondi di magazzino – ti venda un ventilatore con una marcatura ATEX vecchia e superata?

Potrebbe sembrarti una provocazione.

Ma ahimè – per tua sfortuna – non si tratta di una possibilità così lontana.

Come ti dicevo all’inizio di questo articolo, è stata “recentemente” emessa la nuova direttiva ATEX 2014/34/UE.

Ho messo tra virgolette la parola recentemente, perché in realtà la nuova versione è valida dal 20 aprile 2016.

Ovviamente a partire da questa data, NON è più possibile vendere prodotti con una marcatura ATEX riferita alla vecchia 94/9/CE.

Per chi come me ha una produzione su commessa – cioè produce di volta in volta il macchinario venduto – è molto semplice adeguarsi immediatamente ad un cambio normativo.

Mi è infatti bastato il tempo di studiare la nuova edizione e – una volta eseguita nuovamente l’analisi dei rischi – ero già pronto ad immettere sul mercato ventilatori con la nuova marcatura ATEX.

Per chi invece ha una produzione di serie – con centinaia di ventilatori pronti, ammassati sugli scaffali a magazzino – le cose si fanno più complicate.

Queste aziende infatti NON certificano di volta in volta il prodotto che vendono. Siccome sono macchine di serie, progettate una volta e poi create con lo stampino, in questi casi viene certificato il “prototipo” iniziale e poi si mantiene valida la marcatura per gli anni a seguire.

Il processo per certificare un’intera gamma di produzione è lungo e richiede diversi mesi.

Quindi cosa fanno? Buttano a rottame tutto il magazzino e smettono di vendere fino a quando non hanno ottenuto la nuova certificazione?

Tu cosa dici?

Prova a fare un giro sui vari siti che ti appaiono quando cerchi su Google “ventilatori ATEX zona 2” e vedrai come molti costruttori indicano ancora oggi – 10 luglio del 2017 – la vecchia 94/9/CE, andata in pensione più di un anno fa.
Ventilatori ATEX zona 2 falso certificato
Il peggior caso nel quale mi sono imbattuto, è quello di un costruttore che – spero per lui si tratti solo di “ignoranza” – mette in bella mostra l’immagine che vedi qua a fianco, nella quale viene indicata non solo la vecchia normativa, ma è persino sbagliata. (“EG” non sta a significare nulla)

Ora tutto può essere, ma pensi davvero che il TUV – uno degli enti notificati più importanti – possa sbagliare nel indicare una normativa europea sui suoi documenti?

O forse quell’immagine è stata creata “in casa” dal costruttore stesso?

Lascio a te la facoltà di rispondere a queste domande.

Quindi, prima di acquistare un ventilatore ATEX, controlla sempre – soprattutto se stai comprando da un produttore di serie – che la certificazione che ti daranno sia aggiornata alla nuova direttiva 2014/34/UE.

Altrimenti, se acquisti un qualsiasi prodotto con una marcatura ATEX in accordo alla vecchia – e non più applicabile – direttiva 94/9/CE, spetta poi a te adeguare (sempre che sia possibile) la macchina alla nuova norma, sotto la tua responsabilità e accollandoti tutti i costi.

Bene, ora sai come riconoscere a colpo d’occhio una finta marcatura ATEX.

Come ti ho promesso, ora ti regalo una vera e propria specifica di acquisto che puoi usare quando devi richiedere dei ventilatori ATEX per zona 2 ai tuoi fornitori.

NON acquistare per nessun motivo un ventilatore ATEX, senza avere prima imposto al costruttore di seguire questa specifica di acquisti in 3 punti.

Quelli che sto per mostrarti, NON sono dei semplici consigli.

I prossimi 3 punti che leggerai sono infatti un piccolo estratto della norma UNI EN 14986, aggiornati all’ultima revisione dello scorso marzo 2017. (eh già, dopo che hanno cambiato la direttiva ATEX, per forza di cose anche questa norma si doveva adeguare. Il tuo fornitore in base a quale edizione certifica i suoi ventilatori?)

Sono d’accordo con te. Se c’è una norma da rispettare, nessun fornitore dovrebbe vendere dei prodotti non conformi ad essa. In un mondo ideale – fatto di marzapane e pieno di fatine svolazzanti – le cose stanno certamente così.

Purtroppo per te però, il mondo industriale in cui viviamo è tutt’altro che il paese incantato delle favole. Te ne sarai accorto anche tu, vero?

Ecco allora perché – se proprio non hai voglia di leggerti la norma UNI EN 14986 relativa ai ventilatori ATEX – ti conviene almeno conoscere queste 3 caratteristiche costruttive, in modo da poter obbligare il tuo fornitore a rispettarle, se vuole venderti qualcosa.

N.B. Per questioni (discutibili) di copyright, NON posso in alcun modo riportare integralmente il testo della norma. Quello che leggerai è pertanto una riformulazione dei concetti, ovviamente fedele all’originale.

Girovagando su internet ho trovato questa foto esemplare. Mai visto tanti errori in un unico ventilatore ATEX. Userò quindi questa immagine per darti un esempio visivo dei 3 requisiti costruttivi che – se obbligherai il costruttore a rispettarli – potranno evitarti un soggiorno gratuito in una cella 1 metro per un 1 metro, con pensione completa a pane e acqua.

Ventilatori ATEX zona 2 errata progettazione

1. Il ventilatore ATEX deve essere “rigido” e robusto per poter evitare – a causa di deformazioni – disastrose esplosioni.

Il motivo di questo requisito è molto semplice da comprendere.

Se infatti la chiocciola del ventilatore si deforma molto facilmente, la girante – durante il normale funzionamento – può sfregare contro di essa, causando scintille e surriscaldamenti.

Ora prova a pensare cosa succede quando apri il gas nei fornelli di casa e fai scoccare una scintilla. Ecco perché la direttiva ATEX è così ossessionata dall’evitare la formazione di scintille.

Il requisito di rigidità si applica – secondo quanto dice la norma – a tutti i componenti del ventilatore. Quindi alla chiocciola, al supporto dei cuscinetti e/o del motore elettrico.

Ora, osservando l’immagine che ti ho messo sopra, noterai come NON esiste nessun supporto del motore, che è installato a “sbalzo”, e le pareti della cassa – realizzate con un lamierino sottile quasi quanto la carta stagnola – sono del tutto prive di rinforzi che le rendano rigide.

Cosa vuol dire tutto questo?

Il ventilatore – magari dopo aver funzionato per qualche mese – arriverà ad avere delle vibrazioni così elevate da creare qualche deformazione, se non addirittura delle cricche, nella chiocciola.

A questo punto solo il tuo angelo custode può evitare che – a causa di uno sfregamento tra la girante e la parete della cassa – si generi una scintilla, causando un’esplosione nel tuo impianto.

Ma aspetta, perché la parte più “bella” deve ancora arrivare.

La colpa di questo incidente – con ovviamente tutte le responsabilità su morti e feriti – NON ricadrà in nessun modo sul costruttore del ventilatore.

La causa dell’esplosione sarà infatti una scarsa manutenzione. Così si difenderà lui, appellandosi a quanto scritto nel suo manuale.

Quindi a pagarne le spese alla fine sarai tu, o chi in azienda si occupa della manutenzione.

Oltre al danno, la beffa.

Quindi, se vuoi evitare di finire in una situazione simile, ecco cosa devi ESIGERE dal fornitore:

Ventilatori ATEX zona 2 costruzione rigida

  • La chiocciola deve essere realizzata con spessori adeguati – almeno 4 mm – e tenuta assieme tramite saldature continue. (niente rivettature o graffature, non stai acquistando un condizionatore per casa)
  • Dei piatti di rinforzo devono essere saldati alle due pareti della chiocciola, così da renderla più rigida ed evitare vibrazioni eccessive.
  • Il motore elettrico, o i due cuscinetti, devono essere sostenuti da una “sedia” costruita in lamiera saldata e completa di rinforzi che la rendano più rigida.

In pratica – se vuoi davvero dormire sonni tranquilli – un ventilatore ATEX per zona 2 dovrebbe essere costruito come quello che vedi nell’immagine qua a fianco. (N.B. quello nella foto NON è un destinato ad uso ATEX)

Adesso seguimi mentre mi intrufolo dentro al ventilatore, per svelarti quali regole rispettare per realizzare quella che è la sua “anima”.

2. Richiedi una girante rigida – di fusione o saldata completamente – se vuoi evitare che il ventilatore ATEX si trasformi in un KAMIKAZE pronto a farsi esplodere.

La girante è la parte più sollecitata. Girando a velocità elevate, è soggetta a forze centrifughe che tendono a piegare in due le pale.

Per questo motivo, all’interno della norma sui ventilatori ATEX, è esplicitamente richiesto di progettarle considerando una resistenza del materiale ridotta di un terzo.

Questo significa – usando paroloni da ingegneri – avere un coefficiente di sicurezza pari a 1,5.

Dimensionare gli spessori della girante utilizzando una resistenza più bassa, permette di tenere in considerazione eventuali difetti nel materiale, approssimazioni nei calcoli ed imprecisioni nelle lavorazioni.

Certo, si è costretti ad utilizzare qualche chilogrammo di materiale in più, ma si evita così di mettere a rischio la vita delle persone.

Il gioco vale la candela, non credi?

C’è poi un altro aspetto molto importante nella costruzione della girante.

Nell’ultima edizione della norma è stato rimosso (ahimè) il requisito della saldatura completa delle pale ai dischi della girante. (probabilmente sotto forti pressioni da parte di tutti i produttori di ventilatori di serie)

Vuoi un consiglio che ti può salvare la vita?

Richiedi sempre e solo giranti realizzate tramite fusione in stampo o con lamiere saldate – in modo continuo – tra di loro.
Ventilatori ATEX zona 2 girante non idonea
Molti costruttori – per rendere più veloce ed economica la costruzione – realizzano delle giranti con lamierini sottili tenuti insieme grazie a dei dentini ripiegati, come quella che vedi nell’immagine qua a fianco.

Ora, non serve una laurea in ingegneria per capire che ventole come questa non sono per niente “rigide”, sei d’accordo?

Basta un minimo di vibrazioni – inevitabili per un ventilatore che sta funzionando – per fare in modo che una o più di quelle pale si stacchi e venga lanciata a tutta velocità contro la chiocciola.

Ricordati che lo scopo dell’ATEX è evitare che un macchinario – nel nostro caso i ventilatori – possano causare delle “sorgenti di innesco”, cioè qualche fenomeno in grado di innescare l’atmosfera esplosiva.

Un pezzo di girante, lanciato ad alta velocità – a volte si raggiungono i 200-250 km/h – contro la chiocciola, produrrà sicuramente più di una scintilla, causando l’immediata esplosione della miscela di gas contenuta nel ventilatore.

Ecco perché la norma 14986 è così categorica sulla costruzione delle giranti. Sono queste infatti a rappresentare il rischio più grande di esplosione.

Anche tu devi essere altrettanto categorico, se vuoi evitare di creare uno spettacolo di fuochi d’artificio nel tuo impianto.

Conosci il detto: “Uomo avvisato, mezzo salvato”, vero?

Bene, allora non devo aggiungere altro.

Passiamo al terzo ed ultimo punto della tua specifica di acquisto.

3. Come tra uomini e donne, non è così semplice trovare le giuste coppie di materiali per un aspiratore ATEX

Ok, lo ammetto. Come battuta fa un po’ pena.

Credimi però, è l’analogia più reale che potessi trovare.

Quando si parla di coppie di materiali per un ventilatore ATEX, ci si riferisce a due componenti – di cui uno fermo e l’altro in rotazione – che possono entrare in contatto per qualche malfunzionamento e sfregando uno sull’altro, devono evitare il formarsi di scintille.

Nell’immagine che ho trovato in girovagando su internet (quel ventilatorino blu che trovi più in alto) puoi notare come il boccaglio – la parte del ventilatore dove l’aria entra nella girante – sia realizzato in acciaio verniciato.

La girante invece è costruita con acciaio zincato a caldo.

Ora, forse non lo sai, ma se sfreghi tra di loro – con una velocità elevata – due pezzi di acciaio al carbonio, vedrai apparire delle scintille.

Ecco perché la norma 14986 impone di scegliere i due materiali – quello fermo e quello in movimento – tra un elenco di poche combinazioni.

Come detto prima, per questioni di copyright, NON posso riportare la tabella con tutte le coppie di materiali per ventilatori ATEX per zona 2.

Posso però dirti quelle che assolutamente NON devono essere scelte come coppie di materiali, per evitare di costruire una bomba ad orologeria al posto di una ventola ATEX.

Hai già capito che girante e boccaglio entrambi in acciaio al carbonio, sono una pessima scelta.

Molti costruttori ancora oggi utilizzano l’alluminio come materiale “anti scintilla”.

Più di 20 anni fa infatti, prima dell’introduzione della vecchia ATEX 94/9/CE, i ventilatori che dovevano lavorare in ambienti con rischio esplosione, prevedevano l’utilizzo di questo materiale per prevenire la formazione di scintille.

Ed in effetti è abbastanza vero che l’alluminio non produce scintille quando viene sfregato.

Si è però scoperto che l’ossido di alluminio – che si forma quando il materiale è a contatto con l’aria – è invece in grado di sviluppare scintille.

Ecco perché con la prima edizione della 14986 nel 2007, è stato seriamente limitato l’utilizzo di questo materiale accoppiato con tutti gli acciai al carbonio e le leghe di nichel normalmente utilizzate nella costruzione dei ventilatori.

Quello che ti consiglio – e che io stesso scelgo per i miei ventilatori ATEX per zona 2 – è di utilizzare ottone navale su tutte le parti statiche che possono entrare a contatto con la girante o con altri organi in rotazione. (albero, giunto, trasmissione)

Nel caso poi di ventilatori ATEX per gruppo IIC, cioè con presenza di idrogeno, al posto dell’ottone navale, ti consiglio di richiedere l’utilizzo di speciali plastiche anti-statiche.

ATTENZIONE: questa raccomandazione si applica non solo al boccaglio, ma a tutti quei componenti del ventilatore che possono entrare in contatto con un organo in movimento. Quindi la tenuta al passaggio albero, tutti i carter di protezione ed il boccaglio devono essere realizzati in questi materiali.

Un’ultima piccola raccomandazione.

Le vernici utilizzate per proteggere dalla corrosione il ventilatore, non devono contenere ossidi di ferro o ossidi di alluminio. Altrimenti tutta la fatica fatta per trovare materiali anti scintilla, sarebbe vanificata proprio dagli ossidi contenuti nelle vernici.

Perfetto. Se hai avuto la pazienza di leggere fino a questo punto, hai ora una vera e propria specifica tecnica per l’acquisto dei ventilatori ATEX per zona 2.

Se per caso stai pensando:

Ma che casino, quante cose che devo controllare per comprare un semplice ventilatore ATEX.”

Non posso far altro che darti ragione.

Il mondo dei ventilatori ATEX, anche per la Zona 2 – quella meno pericolosa – è comunque complesso e pieno di insidie.

Inoltre, come già detto, tutto è basato su delle autocertificazioni che i vari costruttori emettono per attestare che il loro prodotto è idoneo ad essere installato in zone a rischio esplosione.

Questo dettaglio non sarebbe un gran problema, se non fosse che poi la responsabilità per l’installazione e l’utilizzo di apparecchiature con una corretta marcatura ATEX è sempre e solo tua.

Ecco perché ho scritto questo lungo articolo, condividendo con te buona parte del mio know-how su questi ventilatori per applicazioni molto delicate.

Ora hai la possibilità di verificare di prima persona che il fornitore che hai scelto, ti stia veramente consegnando una macchina idonea a funzionare – senza correre il rischio di saltare in aria – all’interno del tuo impianto.

Prima di lasciarti però voglio darti una scorciatoia – molto più veloce e meno faticosa – per assicurarti di far funzionare i tuoi impianti al massimo, evitando qualsiasi possibilità di finire davanti ad un giudice con l’accusa di omicidio colposo.

Ecco come puoi avere un ventilatore ATEX – sia per Zona 2 che per Zona 1 – senza perdere tempo a spulciare certificati fasulli, proteggendo te stesso ed i tuoi impianti al 100% dal rischio di esplosioni.

Come forse avrai capito leggendo questo articolo o la guida che ho scritto, sono abbastanza “appassionato” di ventilatori ATEX. Ne parlo spesso anche nei miei video che puoi trovare sul canale youtube di Ventilazione Sicura.

Come mai?

Non saprei nemmeno io darti un’unica ragione.

Probabilmente questa mia passione nasce dal fatto che proprio appena iniziato a lavorare nella mia azienda, nel lontano 2004, uno dei primi progetti che ho seguito è stato proprio un ventilatore che doveva rispettare questi requisiti.

All’epoca, nonostante la direttiva 94/9/CE esistesse da tempo, c’era una gran nebbia intorno a questo nuovo modo di progettare i macchinari.

Per chi come me costruisce ventilatori, in quegli anni non era ancora stata scritta una norma di riferimento per queste macchine. Infatti solo nel 2007 viene pubblicata per la prima volta la 14986, che come abbiamo visto detta una serie di regole sulla progettazione e costruzione dei ventilatori ATEX.

Non so dirti se siamo stati i primi o meno, so solo che il cliente che ci aveva ordinato quel ventilatore (una delle aziende controllate dall’ENEL) non aveva trovato nessuno oltre a noi disposto ad avventurarsi in quel nuovo mondo delle atmosfere potenzialmente esplosive.

Trovare le soluzioni costruttive ai requisiti richiesti dalla vecchia 94/9/CE è stato come partecipare ad una caccia al tesoro. Non c’era infatti nessun caso studio sui ventilatori. Anzi, il caso studio lo stavo creando io.

Dopo centinaia di telefonate ad enti notificati, consulenti e tecnici dell’UNI, in meno di un mese mi sono costruito una conoscenza tale sui rischi di esplosione, da diventarne un vero e proprio appassionato, un “nerd” di questa materia.

Ancora oggi, dopo 13 anni da quel primo ordine, tratto ogni ventilatore ATEX come se fosse il primo che mi capita tra le mani.

Certo, grazie all’esperienza acquisita, ho ormai creato una valutazione dei rischi di esplosione ed una mia check list sui requisiti essenziali di sicurezza, che uso come canovacci ogni qual volta un cliente mi richiede un nuovo ventilatore.

Ma so benissimo che ogni applicazione è un caso a sé.

Una diversa composizione dei gas aspirati, la presenza di sostanze corrosive o una diversa temperatura ambientale possono portare ad enormi differenze nelle scelte progettuali.

Ecco perché NON puoi affidarti ad un produttore di macchine standard.

Soprattutto se sei in cerca di ventilatori ATEX, quello di cui hai bisogno è un costruttore capace di progettare e costruire la macchina sulla base delle tue esigenze.

NON devi essere costretto ad accontentarti di quello che è disponibile su uno scaffale impolverato di qualche magazzino.

Certo, puoi decidere comunque di seguire questa strada, acquistando da un catalogo online.

Detto questo se hai letto fino a qui, sei cosciente dei rischi che corri. Quindi se vuoi rischiare una denuncia penale (o peggio ancora la vita tua e dei tuoi colleghi) non sarò certo io a fermarti.

Nel caso in cui invece – magari dopo aver letto delle trappole che si nascondo in questo mondo – vuoi trovare il giusto ventilatore ATEX per il tuo impianto, evitando di essere raggirato o di finire nelle rogne a causa di altri, allora tutto quello che devi fare è richiedere la mia consulenza cliccando sul pulsante qua sotto.

Richiedi il mio aiuto per i tuoi ventilatori ATEX zona 2
Dopo aver cliccato sul pulsante si aprirà una pagina dove potrai lasciare i tuoi dati, in modo da poterti contattare – entro massimo 24 ore – ed analizzare la tua situazione, raccogliere tutti i dati necessari e proporti la soluzione perfetta per il tuo impianto.

Lascia che sia io a trovare le giuste coppie di materiali, a scegliere la migliore tipologia di girante per il fluido che devi aspirare ed evita così di perdere inutilmente del tempo spulciando cataloghi incomprensibili, grazie ai quali potresti facilmente commettere un errore – magari banale – in grado di trasformarti in “colpevole” di fronte ad una corte di giustizia.

Clicca sul pulsante che vedi qua sotto e lasciami subito i tuoi dati per essere ricontattato.

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Quando si mette in gioco la salute e la sicurezza delle persone, non ci sono scuse che reggono.

Mai più guasti improvvisi

Il Signore delle Ventole

P.S. Forse ti può interessare questo articolo nel quale – senza usare una marea di sigle incomprensibili e termini burocratesi – illustro come comprendere ed utilizzare le marcature ATEX dei ventilatori, evitando spiacevoli incomprensioni con i fornitori.

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