Come ordinare un ventilatore ATEX, SENZA spendere inutilmente i tuoi soldi ritrovandoti con un macchinario inutilizzabile. (anche se ti viene il mal di testa alla sola vista delle sigle previste nella normativa)

di | Novembre 2, 2016

Come ordinare un ventilatore ATEX

Da diversi mesi ho il sospetto che quando i miei clienti ordinano un ventilatore ATEX, non hanno le idee molto chiare su quello che stanno chiedendo.

In particolare, la tendenza preoccupante che sto notando è di richiedere che la macchina sia certificata con il massimo livello di sicurezza, anche se NON è realmente necessario.

Semplicemente, non sapendo bene come muoversi nei meandri di questa normativa, il ragionamento che molti miei clienti fanno – magari in buona fede – è:

Non ci capisco nulla di queste sigle ATEX. Giusto per andare sul sicuro compro il ventilatore certificato per il livello di rischio più elevato. Sicuramente – anche se sovradimensionato – andrà bene per il mio impianto e non rischio di commettere errori.

Sembra un ragionamento fondato sul buon senso, vero?

E invece non c’è nulla di più sbagliato.

Seguendo questo modo di pensare, se ti va bene sperperi inutilmente il tuo denaro.

Nel peggiore dei casi invece potresti acquistare un macchinario che poi – proprio a causa della tua richiesta di marcatura ATEX – NON potrai utilizzare nel tuo impianto.

Com’è possibile?

Ti accontento subito. Seguimi mentre te lo dimostro.

Ecco perché chiedere la luna quando ordini un ventilatore ATEX, sperando così di metterti al sicuro da errori, è una scelta sbagliata che come un booomerang, presto o tardi, si ritorcerà contro di te e ti obbligherà a dover scendere a compromessi o peggio ancora ti impedirà di utilizzare la macchina che hai acquistato (e pagato profumatamente)

Quando io stesso mi sono imbattuto nella vecchia normativa ATEX, la 94/99/CE (ad Aprile di quest’anno è stata sostituita dalla 2014/34/UE) devo ammettere che ho avuto diversi mal di testa e sensi di nausea.

Quindi ti capisco se preferisci portare tua moglie all’IKEA la domenica pomeriggio, piuttosto che metterti a leggere quelle pagine scritte nel burocratese Europeo.

Purtroppo però non puoi far finta di niente.

NON puoi affidarti al caso e ordinare un ventilatore ATEX senza essere cosciente di quello che stai chiedendo al fornitore.

Ti porto infatti due esempi di come un atteggiamento simile può metterti in serie difficoltà e causarti emicranie ben peggiori di quelle scatenate dalla lettura delle normative.

Si tratta di due casi reali.

Ti voglio infatti parlare di quello che ogni giorno succede nel mondo reale, lo stesso nel quale sia tu che io viviamo.

Gli esempi teorici infatti sono spesso troppo distanti e difficilmente riusciresti a riportarli nella tua vita reale.

Quindi iniziamo subito con il primo problema – quello meno grave – che potresti incontrare se non leggi fino in fondo questo articolo.

Quando ordini un ventilatore ATEX in automatico i tuoi capitolati e le tue specifiche valgono quanto carta straccia e sei obbligato ad accettare quello che la normativa impone. (e quindi è inutile che fai la voce grossa con il fornitore che rifiuta le tue richieste)

Ti racconto la storia recente di un mio cliente.

Qualche mese fa mi ha ordinato due ventilatori che devono essere certificati ATEX. In base alle richieste del cliente, le due macchine devono essere marcate II 3G c IIC T3.

Non ti preoccupare se questa sigla ti sembra aramaico antico.

Per aiutarti a decifrare questi codici “segreti” e capire veramente cosa vogliono dire – e quali conseguenze hanno sul tuo impianto – ho scritto una guida completa sulla classificazione ATEX dei ventilatori.

Per avere la tua copia GRATUITA ti basta cliccare su questo pulsante:

Stampa la guida e mettila un secondo da parte. Per ora ti chiedo di concentrarti sul pezzo “IIC” della sigla, che per la storia che ti sto raccontando è di fondamentale importanza.

Questo gruppo di lettere indica infatti quanto pericoloso è il gas presente nell’atmosfera. in particolare il fluido IIC rappresenta il più temuto di tutti i gas, l’idrogeno, che è noto per essere estremamente esplosivo. (per darti un’idea, è il combustibile che viene usato nei razzi che sparano gli shuttle nello spazio)

Per costruire un ventilatore in grado di lavorare senza causare esplosioni in presenza di questa atmosfera, è OBBLIGATORIO per legge progettarlo e costruirlo seguendo delle normative particolari.

Non è necessario che tu le conosca, sono infatti rivolte ai costruttori.

È però utile che tu sappia che esistono e quali conseguenze possono comportare sul tuo ventilatore ATEX.

Nel caso del mio cliente in particolare, l’applicazione di queste normative ha creato un problema non banale e tale da metterlo in seria difficoltà nei confronti di quello che – a sua volta – era il suo cliente.

Per evitare la formazione di scintille dovute a cariche elettrostatiche, la normativa prevede uno spessore massimo per la verniciatura del ventilatore. (le cariche elettrostatiche sono quelle piccole scosse che prendi ogni tanto toccando oggetti di plastica o la tua automobile nelle giornate molto ventose)

Purtroppo la specifica di progetto per la verniciatura violava questo limite imposto dalla legge.

Quando comunico questa incongruenza al mio cliente, informandolo che sono obbligato a seguire la norma e quindi ad ignorare la sua specifica, con mia sorpresa ricevo questa risposta:

Richiesta ATEX non necessaria

A riguardo del problema con la verniciatura secondo gli standard ATEX, per cortesia inviateci la norma applicabile. Come già anticipato per telefono, il nostro impianto in realtà è installato in zona sicura (e quindi l’ATEX è solo un requisito aggiuntivo) pertanto il ventilatore dovrà essere verniciato secondo le specifiche di progetto, come abbiamo già fatto in queste occasioni. Ad ogni modo vi farò sapere la risposta finale del mio cliente entro domani)

Se ti può consolare questo mio cliente è una società di ingegneria, con migliaia di ingegneri sparsi in tutto il mondo. Quindi non ti sentire a disagio se – in quanto responsabile tecnico o di manutenzione in un’azienda medio-grande – vai in difficoltà quando si parla di ATEX.

Non sei l’unico, e soprattutto tu almeno hai la scusante di non essere chi tutti i giorni progetta impianti e DOVREBBE conoscere a memoria questa norma.

Ora, dalla risposta ricevuta emergono due situazioni inquietanti:

  1. A conferma dei miei sospetti di cui ti ho parlato all’inizio, sempre più spesso si ordina un ventilatore ATEX senza nemmeno avere idea se serva o meno. In questo particolare è peggio ancora, il cliente ha richiesto una macchina ATEX pur sapendo che andava installato in un’area SENZA rischio di esplosioni.
  2. C’è una totale ignoranza (intesa nel senso di ignorare, non mi fraintendere) in merito alle conseguenze di una richiesta di marcatura ATEX su un macchinario. In maniera molto superficiale si pensa che le norme diano dei consigli che si può decidere se seguire o meno, quando invece sono degli obblighi che hanno valore sia civile che penale (cioè si rischia di fare una “vacanza” in qualche cella 2 metri per 2 metri con vista sbarre)

Vuoi sapere come ho risposto a quella e-mail?

Semplicemente ho fatto presente al mio cliente che non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Deve scegliere cosa è più importante per lui (e per il suo cliente) e quindi modificare l’ordine di conseguenza.

Non esistono vie di mezzo. Deve dirmi se vuole un ventilatore ATEX o se invece devo seguire le sue specifiche di progetto (e quindi fornire una macchina NON certificata)

Sono settimane che il mio cliente sta facendo la voce grossa contro di me, alternando minacce e tentativi di scendere a compromessi.
Purtroppo per lui non esistono vie di mezzo percorribili.

Inoltre oramai i ventilatori sono stati già costruiti in accordo alla marcatura richiesta inizialmente, che comporta dei costi più alti di un 30-40%.

Quindi anche se dovesse decidere di eliminare il requisito ATEX, si troverebbe comunque a pagare un prezzo più alto.

Queste sono le conseguenze dell’aver preferito agire con superficialità piuttosto che dedicare del tempo ad approfondire l’argomento.

Non sei ancora convinto che è TUO interesse ordinare un ventilatore ATEX solo se strettamente necessario e soprattutto con il giusto grado di protezione?

Ok. Allora questo secondo esempio che ti sto per mostrare che ti toglierà ogni dubbio.

Nel caso appena visto infatti, l’adeguarsi alla direttiva 2014/34/UE per atmosfere esplosive comporta “solo” il fatto di dover cestinare le tue specifiche di progetto.

Ma grazie alla storia che sto per raccontarti ti potrai accorgere che ci sono conseguenze ben peggiori ad una tua scelta superficiale di un ventilatore ATEX.

Saresti felice di ordinare un ventilatore ATEX – con un livello di protezione più alto di quello necessario – e scoprire poi che NON potrai utilizzarlo nel tuo impianto?

Lo so che ti può sembrare surreale.

Eppure NON è così difficile ritrovarti in questa situazione, se prendi troppo alla leggera la classificazione ATEX di un ventilatore. (o di un qualsiasi macchinario)

Ecco infatti la storia di un mio cliente che – pensando di pararsi il fondo schiena – ha chiesto un ventilatore con un livello di protezione talmente elevato che alla fine era in contrasto con il normale funzionamento del suo impianto.

La richiesta di marcatura è anche in questo caso la stessa dell’esempio precedente: II 3G c IIC T3. (inizio a sospettare che ci sia l’errata convinzione che questa sia la formula magica per togliersi di torno il problema dell’ATEX)

Procedo con la progettazione e la costruzione del ventilatore.

Manca meno di un mese alla consegna quando il cliente mi chiama per darmi un’informazione (a suo avviso banale):

Perfettibile, ho bisogno di una sua conferma. Abbiamo rivisto alcuni calcoli sul processo e devo aggiornarle i dati di funzionamento del ventilatore. La temperatura dei fumi aspirati passa da 180 °C a 230 °C. Mi può confermare che non ci sono problemi meccanici alla girante?

Controllo tra le carte della commessa, mentre dalla cornetta del telefono sento la sua voce che mi racconta degli ultimi gossip successi nella sua azienda.

Ad un certo punto vedo quella sigla ATEX.

So già che la mia risposta innescherà una furiosa discussione.

Dal punto di vista meccanico non c’è nessun problema. Ho progettato il ventilatore per resistere ad una temperatura di 250°C.

Ma a causa della classificazione ATEX che lui stesso mi ha richiesto, la macchina non può lavorare in quelle condizioni.

Come mi aspettavo la sua reazione non è delle più pacifiche:

Non si è mai sentita una cosa del genere. Se non siete capaci di fare un ventilatore per questa temperatura ditelo subito, senza tirare in ballo la scusa della normativa.

E va avanti con questo tono – e con un linguaggio molto più colorito – per una mezz’ora buona.

Purtroppo non è una scelta che dipende da me.

Il vero problema sta in quel T3 presente nella classificazione ATEX che lui stesso mi ha imposto.

Perché?

Quel codice indica la massima temperatura che qualsiasi superficie del ventilatore può raggiungere.

In altre parole – per evitare di innescare un’esplosione – come costruttore devo garantire che in nessun punto della mia macchina si superi il limite di temperatura di 200°C. (che come vedrai nella guida che puoi scaricare da questo articolo, è il livello equivalente alla classe T3)

Dopo numerosi tentativi di farlo ragionare, la sua collera si placa leggermente e inizia ad ascoltarmi.

Ad un certo punto arriva la risposta peggiore che potesse darmi (e che sinceramente mi aspettavo di ricevere, vista la superficialità con la quale viene affrontata la normativa sulle atmosfere esplosive):

Perfettibile, ma cosa vuole che possa succedere mai. In realtà non so nemmeno se il ventilatore deve essere classificato ATEX o meno. Faccia così, lei faccia finta di niente e proceda come le ho chiesto di fare, tanto vedrà che non si verificherà nessun incidente

ventilatore atex quando mi chiedono di far finta di niente
Di nuovo la stessa storia.

Ancora con questo vizio di chiedere un ventilatore ATEX così tanto per mettersi dalla parte della ragione.

Il punto che il mio cliente non riesce a capire è che purtroppo io – come costruttore – NON posso “far finta di niente”.

Ma soprattutto non capisce che così facendo – anche se trova un fornitore “furbo” quanto lui – alla fine a rimetterci sarà solamente lui.

Perché?

Devi sapere che quando tu ordini un ventilatore classificato ATEX il costruttore prevede certe condizioni di utilizzo e di normale funzionamento e le riporta nel manuale di uso e manutenzione.

Se poi – leggendo queste note di utilizzo – ti accorgi che in realtà nel tuo impianto dovresti superarle, purtroppo per te devi prendere quel ventilatore e buttarlo nel rottame.

Hai bruciato dei soldi per avere una macchina di cui NON te ne fai assolutamente niente.

Ok, ho capito. Ma quindi se mi trovo in una delle situazioni dei tuoi clienti, come devo comportarmi?

Ottima domanda. Questo è il modo giusto di ragionare.

La risposta dipende molto da quelle che sono le tue esigenze.

Hai richiesto quella classificazione perché è veramente necessaria?

Allora non hai alternative. Devi adeguarti a quello che il costruttore impone come limiti di funzionamento.

Se invece hai proprio commesso lo stesso errore in cui sono inciampati i miei due clienti, allora la situazione cambia notevolmente.

Devi infatti modificare l’ordine al tuo fornitore, comunicandogli la corretta classificazione ATEX.

No. Non basta una telefonata. DEVI formalizzare il cambiamento di classificazione, altrimenti il costruttore è obbligato per legge a proseguire come da ordine originale.

Come fai a sapere quale classificazione ATEX devi comunicare ai tuoi fornitori?

Basta eseguire un’analisi delle zone ATEX nel tuo stabilimento. (è probabile che sia stata già svolta per rispettare gli obblighi sulla sicurezza dei lavoratori)

Non devi occupartene tu in prima persona, tranquillo. Esistono consulenti o società specializzate in queste attività.

Sulla base dei risultati di questa analisi poi dovrai semplicemente controllare – e comunicare al fornitore – in quale zona deve essere installato il suo macchinario.

Sono certo che non è il tuo caso, ma qualche “furbo” potrebbe pensare:

Cosa mi interessa di fare tutto questo casino, se tanto è il costruttore ad essere responsabile che la sua macchina non provochi esplosioni?

Se per caso ti capita di sentire da qualcuno questo ragionamento, allora consigliali di leggere quello che sto per dirti.

Il fornitore certifica la macchina, tu invece ti prendi tutte le responsabilità dell’installazione e del corretto utilizzo.

L’insieme di normative che tratta le atmosfere potenzialmente esplosive è – a mio avviso – uno dei pochi casi nel quale i tecnocrati europei hanno svolto un eccellente lavoro, ripartendo in maniera equa gli obblighi e le tutele su tutti gli attori coinvolti nel mercato.

La gestione del rischio di esplosioni DEVE infatti essere frutto di una collaborazione tra le varie figure che compongono la filiera di produzione, partendo dai costruttori per arrivare fino all’utilizzatore finale.

Ti consiglio di guardare questo video – registrato durante un corso di formazione che ho tenuto personalmente – dove introduco i concetti più importanti delle due direttive ATEX.

La direttiva 2014/34/UE descrive gli obblighi e le responsabilità che i fabbricanti, i distributori e gli importatori sono tenuti ad assumersi nel momento in cui vendono un prodotto marcato secondo questa direttiva.

È sulla base di questa direttiva quindi che io – come fabbricante – posso marcare un mio ventilatore secondo la classificazione richiesta.

Ma come ti dicevo prima, la protezione dal rischio di esplosione è una sorta di “gioco di squadra”, che vede coinvolto anche te che sei l’utilizzatore finale.

È quindi per te fondamentale conoscere quali sono le tue responsabilità e i tuoi obblighi previsti dalla legge stessa.

Il rischio che corri altrimenti è di essere sanzionato – o di essere trascinato in tribunale – per dei reati che NON eri nemmeno consapevole di compiere.

Non farò di seguito un trattato completo su tutte le norme armonizzate e tutti gli obblighi di legge in materia di ATEX a cui devi rispondere.

Non è infatti lo scopo di questo articolo e non sarei certo io l’esperto che potrebbe aiutarti. Sono un esperto di ventilatori di processo, quindi è su queste macchine che sono più preparato in termini di ATEX.

Vediamo pertanto quali sono le TUE responsabilità quando acquisti un ventilatore ATEX:

1. Fornire la classificazione del ventilatore

Questo è il primo – e forse più importante – dei tuoi compiti. È il primo passo che compi quando devi ordinare un ventilatore ATEX.

E come recita il proverbio: “Chi ben comincia è a metà dell’opera”

Come ti ho già detto prima, la classificazione del ventilatore deriva dall’analisi – detta in gergo “zonizzazione” – che hai svolto, con il supporto di un esperto, in precedenza. (è un obbligo di legge, non puoi decidere se farla o meno, come indicato nella direttiva 99/92/CE)

Al tuo fornitore dovrai comunicare quindi i dati della zona dove dovrà essere installato il ventilatore. In particolare ecco quello che dovrai comunicargli:

  • Gruppo di apparecchiature: la normativa distingue per prima cosa tra le macchine per miniera, gruppo I, e quelle per applicazioni in superficie, gruppo II. Quindi a meno che tu non debba installare il ventilatore all’interno di una miniera, dovrai sempre richiederlo per il gruppo II.
  • Zona: indicata con un numero che va da 0 a 2 per miscele di aria e gas, mentre per le miscele di aria e polveri le zone possibili sono 20, 21 e 22. Le zone 0 e 20 sono quelle più pericolose, mentre le zone 2 e 22 corrispondono a rischi inferiori.
  • Tipo di fluido: nel caso di gas viene indicato con una delle tre sigle IIA, IIB o IIC. Per le polveri in maniera simile si indica con IIIA, IIIB, IIC. Questo codice esprime il livello di esplosività – e di conseguenza la pericolosità – del fluido. La lettera C indica fluido maggiormente rischioso, mentre la lettera A quello meno pericoloso.
  • Classe di temperatura: indica il livello massimo di temperatura che una qualsiasi superficie può raggiungere senza innescare la miscela esplosiva (in parole semplici è la temperatura da non superare per evitare di trasformare l’impianto in uno spettacolo di fuochi d’artificio). Anche in questo caso ci sono differenze tra gas e polveri. Nel primo caso infatti le classi di temperatura si indicano con la lettere T maiuscola seguita da un numero che va da 1 a 6. La classe T6 è quella più restrittiva e corrisponde a 85°C, viceversa la classe T1 è quella più semplice da garantire e corrisponde a 450°C. Per le polveri si riporta invece la lettera T seguita dal valore di temperatura da non superare. (es. T135°C)

Questo è tutto quello che serve ad un fabbricante per individuare la corretta classificazione del ventilatore.

Un chiarimento a questo punto è necessario. Queste tre informazioni DEVI fornirle tu al fabbricante.

NON puoi cercare di aggirare questo obbligo, come qualche mio cliente prova a fare.

Mi capita spesso di ricevere domande simili a questa:

Perfettibile non conosco la classe di temperatura. Però so la composizione dei gas nell’atmosfera, può dirmi lei la giusta classificazione?

Ogni volta mi spiace dare la stessa risposta, ma purtroppo questa è la verità.

No. Non posso farlo.

In primis perché un fabbricante non ha le competenze e tutte le informazioni necessarie.

Ma soprattutto è la stessa normativa che IMPONE a te – che sei il committente – di fornire la corretta classificazione ed al tempo stesso vieta al fabbricante di assumersi responsabilità che non gli competono.

2. Verificare l’idoneità del prodotto

Questo è un aspetto spesso sottovalutato dagli utilizzatori finali o dagli installatori.

Quando acquisti un ventilatore con una certa classificazione, è poi responsabilità tua verificare che la macchina sia effettivamente marcata come hai richiesto.

No. Non pensare di cavartela con un:

Eh ma se il fornitore non mi da quello che ho ordinato non lo pago!

Il tuo ragionamento è infatti valido solo se riesci a verificare e comprendere la marcatura che trovi sul prodotto ricevuto.

Per aiutarti ad eseguire questo controllo – ed assicurarti di non farti fregare da qualche fornitore “furbetto” – puoi leggere questa breve guida che ho scritto per te e che puoi ricevere semplicemente cliccando sul pulsante seguente.

Immagina pure che – dopo aver letto la guida che ti ho regalato – controlli la marcatura del ventilatore che ti hanno spedito e ti accorgi che non è conforme a quanto hai richiesto.

Cosa succede?

Forse sei ancora in tempo per bloccare i pagamenti e metterti a litigare con il fornitore.

Non risolvi però il tuo vero problema. NON puoi installare quella macchina nel tuo impianto.

È infatti la tua azienda – o meglio il tuo datore di lavoro – a dover rispondere per l’installazione di macchinari classificati in maniera sbagliata negli impianti.

Come ti ho già detto all’inizio, la gestione del pericolo di esplosione è un’attività che coinvolge tutti gli attori nella filiera del prodotto, compreso l’utilizzatore finale.

E non potrebbe essere diversamente, se si vuole veramente ridurre i rischi di esplosioni e di incidenti gravi negli stabilimenti.

Quindi ricordati sempre di verificare immediatamente la marcatura e la documentazione allegata ad ogni macchinario che deve essere installato in zone classificate ATEX. (anche se sei di fretta e quella macchina deve essere installata quanto prima possibile)

Altrimenti, nel momento stesso in cui installi ed inizi ad utilizzare quel macchinario, ti stai caricando una serie di responsabilità – e di rogne – sulle tue spalle.

3. Leggere e studiare le condizioni di utilizzo sicuro

Insieme al ventilatore il costruttore è tenuto a consegnare il manuale di uso e manutenzione.

Nel caso di macchina certificata per una determinata zona ATEX, nel manuale sono riportati – oltre alle classiche raccomandazioni sull’installazione e la manutenzione – anche una serie di indicazioni e di informazioni utili all’utilizzo sicuro del ventilatore.

Non vedere questo documento come il classico scarica barile che i fornitori cercano di mettere in atto con i loro clienti.

Il contenuto di questo manuale è infatti prescritto dalla norma europea UNI CEI EN ISO 80079-36.

L’obiettivo è di fornirti TUTTE le raccomandazioni e di informarti dei rischi residui che sono – per ovvie ragioni – sotto il tuo controllo come utilizzatore finale.

NON devi sottovalutare questo documento.

Vi troverai infatti indicati:

  • Parametri di funzionamento, limiti sulle temperature delle superfici ed altri vincoli relativi al pericolo di esplosioni.
  • Strumenti o sistemi di sicurezza particolari – esclusi dallo scopo di fornitura del costruttore – ma indispensabili per mantenere il livello di protezione richiesto dalla zona in cui il ventilatore va installato. (ad es. sensori di temperatura, sensori di vibrazioni, etc)
  • Un riassunto dei possibili rischi di innesco e le soluzioni adottate dal costruttore per eliminarli o ridurli al minimo.
  • I rischi di innesco che il costruttore ha individuato nella sua Valutazione dei rischi di esplosione e che – per diverse ragioni – non ha potuto eliminare o ridurre.
  • Eventuale formazione ed addestramento necessari per il personale che dovrà installare o utilizzare il ventilatore.

È quindi evidente che NON ti conviene procedere con l’installazione e l’utilizzo del macchinario senza prima aver letto e studiato queste informazioni fondamentali.

Ignorare quanto contenuto nel manuale infatti, ti espone al rischio reale di causare un’esplosione nel tuo impianto e di finire trascinato in tribunale con l’accusa di essere il responsabile dell’incidente.

In particolar modo NON puoi assolutamente trascurare il manuale ATEX del ventilatore se nella marcatura riportata sia sulla macchina stessa che sulla dichiarazione UE trovi riportata una “X”.

Questa lettera nella classificazione ATEX è infatti un segnale di allarme che ti deve mettere all’erta su quali sono i limiti delle responsabilità del costruttore.

Quali pericoli si insinuano dietro quella misteriosa lettera “X” all’interno della marcatura ATEX del ventilatore e come puoi evitare di essere accusato di colpe che nemmeno sai di avere?

La norma europea UNI CEI EN ISO 80079-36 prevede delle condizioni standard entro le quali i macchinari classificati ATEX possono operare.

Ad esempio è previsto che la temperatura ambientale sia compresa tra i -20 ° C ed i + 40°C, ed una pressione atmosferica compresa tra 0,8 bar e 1,1 bar.

Ma cosa succede se nel tuo caso, le condizioni di installazione sono diverse da quelle standard?

Immaginiamo che sei particolarmente sfortunato e lavori in un’azienda in uno dei paesi più freddi delle Alpi, dove in inverno si raggiungo temperature di -30°C.

Se il tuo ventilatore è installato all’esterno cosa succede dal punto di vista dell’ATEX?

Innanzitutto, ricordati di comunicare questa informazione al costruttore. Dovrà infatti tenerne conto durante la progettazione e la certificazione della macchina. (attenzione quindi ad affidarti ad un produttore a catalogo, che ti rifilerebbe un prodotto standard e non adatto al tuo impianto)

Pur essendo il tuo caso al di fuori delle condizioni standard considerate dalla norma europea, questo non significa che il ventilatore non può essere marcato ATEX.

La stessa norma infatti indica come comportarsi in queste situazioni. Alla fine della marcatura, dopo la classe di temperatura, troverai la lettera “X” in maiuscolo. (ad esempio II 3G c IIB T3 X)

Questa lettera aggiuntiva ha il significato di “Speciali condizioni per un uso sicuro”.

Il suo compito è avvisarti che devi andare a leggere sul manuale (o sul certificato ATEX) quali accorgimenti o strumenti particolari devi adottare per poter utilizzare il ventilatore senza generare rischi di esplosione.

Ok, tutto chiaro. Però da quello che mi hai detto non mi sembra che dietro questa lettera si nascondano grandi pericoli.

Hai ragione. Infatti fintanto che la lettera X viene utilizzata solo per indicare le condizioni ambientali diverse da quelle standard, non è molto allarmante.

Il problema è che non è sempre così.

A volte quella lettera indica delle restrizioni (spesso anche molto pesanti) sulle condizioni di utilizzo del ventilatore. Se non conosci questi limiti per tempo potresti ritrovarti catapultato nel tuo peggiore incubo.

Ti posso portare un esempio accaduto proprio ad uno dei miei clienti, per il quale sono stato costretto ad utilizzare la marcatura con la X finale.

Circa due mesi fa ricevo un ordine di un ventilatore ATEX, con una classificazione richiesta II 3G IIB T3 per l’esterno e II 3G IIB T2 per l’interno della macchina. (è possibile avere due classificazioni diverse tra interno ed esterno, a patto che vengano richieste sin dall’inizio)

La temperatura dei fumi aspirati durante il normale funzionamento deve essere di 250 °C, che è congruente con la classe di temperatura interna T2 (cioè minore di 300°C).

Il problema è che la superficie esterna del ventilatore – se non viene isolata termicamente – si troverebbe alla stessa temperatura del fluido interno (250°C) che è superiore alla classe T3. Questo non è consentito dalla classificazione richiesta.

Purtroppo per me, il mio cliente non ne voleva sentire di pagare la coibentazione del ventilatore. (e non ero nemmeno sicuro che l’avrebbe realizzata una volta installata la macchina)

Sono stato costretto ad inserire la X nella marcatura e riportare nel manuale come speciale condizione per un uso sicuro l’utilizzo di un opportuno isolamento termico della chiocciola.

Ovviamente in questo esempio, il mio cliente era stato avvisato ed era ben consapevole di quale vincolo ho posto all’installazione del ventilatore.

Ma se compri un ventilatore a catalogo – o da qualche costruttore un po’ “furbo” – rischi di accorgerti di queste speciali condizioni per un uso sicuro solo dopo aver ricevuto (e quindi pagato) la macchina ed il manuale ATEX.

Capisci che non puoi permetterti di correre questo rischio e magari trovarti con una macchina appena pagata che non puoi né installare né utilizzare nel tuo impianto.

Come avrai capito da questo articolo ordinare un ventilatore idoneo a lavorare in zone potenzialmente esplosive NON è un attività da prendere alla leggera.

Se sei arrivato a leggere fino a questo punto, significa che sei una persona coscienziosa e che hai a cuore la sicurezza e la salute tua e dei tuoi colleghi.

Ovviamente quello che hai letto non è una trattazione completa ed esaustiva della norma ATEX applicata ai ventilatori. Per poter esplorare completamente questa normativa particolare non basta infatti un solo articolo.

Ho però una buona notizia per te.

Ho scritto una guida – e questa si che è completa – con lo scopo di aiutarti a rimuovere ogni dubbio sull’ATEX e su quelle strane sigle che la popolano.

Il titolo della guida non è stato scelto a caso. Ho deciso di chiamarla “Guida alla sopravvivenza nella giungla delle classificazione ATEX dei ventilatori” proprio perché quando ci si avvicina la prima volta a questa norma – come è successo a me più di 10 anni fa – sembra di essere di fronte ad un groviglio di sigle e numeri impossibile da districare.

Quindi se anche a te il solo sentir nominare Zone e Categorie è sufficiente a farti esplodere un’emicrania fulminante, clicca sul pulsante che vedi qua sotto e scarica subito la tua copia GRATUITA della guida:

Se dopo aver letto questo articolo – e magari anche dopo aver divorato la Guida alla sopravvivenza nella giungla delle classificazioni ATEX dei ventilatori – ti sono rimasti ancora dei dubbi o magari hai qualche domanda particolare a cui vorresti ricevere una risposta, lascia pure un commento in fondo a questa pagina.

Alla prossima avventura nel mondo dei ventilatori.

Mai più guasti improvvisi!

Il Signore delle Ventole

P.S. Un esperto di ATEX potrebbe trovare il mio modo di parlare un po’ “profano”. Di proposito NON uso termini e paroloni da burocrate che si trovano nelle norme.

Ho provato per primo sulla mia pelle il senso di nausea e le difficoltà di comprendere quel linguaggio così estremamente tecnico e per addetti ai lavori.

Ho scritto la “Guida alla sopravvivenza nella giungla delle classificazioni ATEX dei ventilatori” proprio sforzandomi di tradurre le norme in un linguaggio comprensibile anche a chi non passa le sue giornate leggendo normative e leggi.
Quindi se vuoi avere finalmente l’opportunità di comprendere qualcosa di questa norma così delicata e complessa, anche se non sei un esperto di legge, scarica subito la tua copia gratuita della guida cliccando su questo pulsante.

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