Come convivere con la presenza di fumi industriali tossici in azienda?

Ecco il piccolo componente che può evitare gravi pericoli per la salute dei lavoratori e frequenti interventi di manutenzione.
Se in azienda hai installati dei ventilatori che trattano dei fumi industriali tossici, inquinanti o acidi allora questo caso studio ti fornirà delle linee guida basilari per tutelare al meglio la salute dei lavoratori e ridurre al minimo gli interventi di manutenzione.
Recentemente sono stato contattato da Luigi, tormentato da un ventilatore installato su un forno di verniciatura delle scocche.
‘’Perfettibile, ho bisogno del suo aiuto. C’è un ventilatore che aspira dal forno di verniciatura che non mi dà pace, ci devo continuamente mettere mano e tutti questi fermi dell’impianto mi costano un occhio della testa’’.
Quello di Luigi è un problema più grave di quanto si possa pensare, perché lavorando per una casa automobilistica di fascia alta puoi solo immaginare quanto costi dover fermare anche una sola linea di produzione.
Dover continuamente intervenire sul ventilatore significa spegnere l’impianto di aspirazione, portare a terra il ventilatore, eseguire le manutenzioni necessarie, rimontare il ventilatore sull’impianto e finalmente, dopo diverse ore di frenesia, riavviare la produzione. Il tutto causando perdite per decine di migliaia di euro di fatturato, guasto dopo guasto.
Trovo un momento libero in agenda e vado a dare un’occhiata di persona per capire meglio come risolvere il problema, perché quando si parla di fumi industriali tossici – come nel caso di quelli aspirati dai forni di verniciatura – non si tratta solo di fermi macchina e continue manutenzioni.
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ToggleVentilatori aspirazione fumi: sottovalutare i fumi tossici in azienda non è solo una questione economica, ma riguarda anche la salute dei lavoratori
In molti impianti industriali i ventilatori installati non sono solo a rischio di rotture o guasti, come nel caso di Luigi, ma molto spesso possono portare a delle conseguenze disastrose per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Infatti da queste macchine fuoriescono quantità non indifferenti di fumi senza che nessuno se ne accorga. Fumi infiammabili, tossici o inquinanti.
Tra queste sostanze si trovano anche i cosiddetti COV, ovvero Composti Organici Volatili. Si tratta di composti chimici liquidi o gassosi che evaporano facilmente anche a temperature poco elevate, rilasciando molecole nocive nell’ambiente circostante.
Il grosso problema però, è che queste possono essere anche inodori e incolori. Ciò significa che non sempre è possibile essere certi della purezza dell’aria che viene respirata in azienda, anche in zone non strettamente confinanti al ventilatore.
Un’esposizione continua, costante e spesso inconsapevole a queste sostanze può minare la salute dei lavoratori, ecco perché non è solo una questione di fermi macchina.
Il Ministero della Salute ha parlato chiaramente degli effetti sulla salute in una comunicazione del 2015:
‘’I COV possono essere causa di una vasta gamma di effetti che vanno dal disagio sensoriale fino a gravi alterazioni dello stato di salute; ad alte concentrazioni negli ambienti interni, possono causare effetti a carico di numerosi organi o apparati, in particolare a carico del sistema nervoso centrale. Alcuni di essi sono riconosciuti cancerogeni per l\’uomo (benzene). E\’ stato ipotizzato che l\’inquinamento indoor da COV possa costituire un rischio cancerogeno per i soggetti che trascorrono molto tempo in ambienti confinati.’’
Luigi stava sottovalutando il problema di avere a che fare giornalmente in azienda con dei fumi industriali tossici, non tanto per i continui fermi macchina e le noiose manutenzioni, ma anche per i possibili danni per i lavoratori.
Negli impianti industriali è infatti molto comune la presenza di queste sostanze nei gas trasportati dai ventilatori, soprattutto se si ha a che fare con temperature elevate.
Un ventilatorista che vuole veramente fare gli interessi del cliente finale dovrebbe saperlo. Purtroppo però se chi fornisce gli impianti è più sensibile al prezzo che alla sicurezza, finirà con installare dei ventilatori standard a catalogo, dicendoti:
‘’Guarda, ho questo ventilatorino che sembra fatto apposta per te, leggero e pratico.’’
Lo stesso ventilatorino che magari è rimasto per mesi sugli scaffali a prendere polvere, costruito chissà quanto tempo fa e che certamente non è stato progettato per il tuo caso specifico.
‘’Leggero e pratico’’, quando si tratta di fumi tossici in ambienti di lavoro gravosi, si traduce in:
‘’Tempo qualche mese e dovrai spegnere l’impianto e sistemarmi i cuscinetti. Poi in un annetto mi rompo, così dovrai trovare un mio sostituto in tempi record, e intanto ti ho pure inondato di fumi tossici tutta l’azienda a tua insaputa’’.
Queste macchine, progettate per ottimizzare i costi, sono una scelta sensata quando si deve trasportare aria pulita e in caso di un guasto non si verifica nessun fermo impianto o problema in azienda. La loro costruzione è infatti leggera e non saldata, con il gas che può passare liberamente dall’interno verso l’esterno.
Aspirazioni fumi industriali: quando si lavora con dei fumi tossici non ci si può affidare ad un ventilatore a catalogo
È lo stesso concetto di uno scolapasta, se lo riempi di acqua questa fuoriesce senza possibilità di fermarla.

Lo stesso accade con i ventilatori a catalogo, che non essendo saldati a dovere permettono ai fumi tossici di fuoriuscire ‘’intossicando’’ tutto l’ambiente lavorativo circostante.
Inoltre su questi ventilatori non viene mai installato un componente che dovrebbe essere un requisito minimo quando si ha a che fare con fluidi ad alta temperatura e/o contenenti gas o polveri pericolose.
Un componente che può evitare gravi pericoli per la salute dei lavoratori e frequenti interventi di manutenzione:
La tenuta al passaggio albero del ventilatore.

Esempio di una tenuta semplice da applicare sui ventilatori per aspirazione di fumi industriali
Si tratta di una barriera che può evitare la contaminazione dell’ambiente esterno con i fumi industriali tossici contenuti nel ventilatore. È come se quei buchi dello scolapasta venissero ‘’tappati’’, impedendo ai fumi di uscire liberamente disperdendosi in ogni angolo dell’azienda.
In questo modo non vi è il rischio che i lavoratori si ritrovino a respirare queste sostanze manifestando malori, intossicazioni e persino malattie gravi.
Infatti, sempre secondo lo studio del Ministero della Salute:
‘’I progettisti, nonché i responsabili della manutenzione, devono prediligere prodotti certificati, che rispettino il requisito igiene salute e ambiente e mantenersi aggiornati sulle nuove disponibilità.
Inoltre, è opportuno ventilare adeguatamente i locali quando vi sono possibili sorgenti di COV’’
La parola fondamentale nell’ultima frase che hai appena letto è ADEGUATAMENTE.
Nel caso di Luigi una ventilazione era sì presente, ma di certo non adeguata, ovvero in grado di garantire un ambiente lavorativo pulito.
Perché?
I fumi e le polveri venivano effettivamente aspirate dal forno di verniciatura tramite un impianto di aspirazione a cui era collegato il ventilatore che continuava a rompersi. Purtroppo però questi fumi poi uscivano in parte dal ventilatore stesso, disperdendosi così nell’aria intorno all’impianto.
Ecco perché dico che l’aspirazione dei fumi dal forno non era adeguata. Non assolveva completamente il suo compito di protezione della salute dei lavoratori.
Come se non bastasse, questo piccolo componente che è la tenuta era anche il principale colpevole dei continui guasti e fermi impianto.
La mancanza di una tenuta al passaggio albero faceva in modo che i fumi caldi, acidi o polverosi si depositassero sui cuscinetti del ventilatore, danneggiandoli e causandone una rottura prematura rispetto alla vita utile che dovrebbero avere.
È paradossale perché una tenuta anche semplice, dal costo di qualche centinaio di euro, può evitare di fermare la produzione per diverse ore e sostituire i cuscinetti del ventilatore ogni 3-4 mesi.
Eppure quando vado ad esaminare i casi come quello di Luigi mi accorgo di quanto menefreghismo ci sia da parte dei fornitori di ventilatori che pensano bene di ignorare il problema a tue spese.
Com’è possibile progettare e fornire una macchina ad un cliente senza nemmeno avvisarlo dei possibili rischi derivanti da una fuoriuscita di gas industriali tossici in azienda?
Com’è possibile non preoccuparsi della salute dei tuoi lavoratori, sottoposti per 8 ore al giorno ad una lenta e costante intossicazione, che nel corso degli anni può portare a danni irreversibili per il sistema respiratorio o nervoso?
Com’è possibile non fare i tuoi interessi – anche in termini economici – fornendoti un componente dell’impianto in grado di non darti alcun tipo di noia nel corso degli anni?
Per un responsabile degli impianti è impensabile dover convivere ogni giorno con il pensiero di una manutenzione ai cuscinetti e sperare che un fidato collaboratore non finisca al suolo vittima di lenta intossicazione causata da un ventilatore a catalogo.
Esattamente ciò che poteva accadere a Luigi, e che spesso accade in molti altri impianti industriali.
Arrivato in azienda da Luigi, come puoi vedere dalla foto, mi sono trovato davanti ad un classico esempio di un fornitore che produce delle macchine costruite in serie pensando solo alla riduzione dei costi di produzione.

Come detto in precedenza, si parla di decine di migliaia di euro in termini di mancata produzione e di costi per ripetere il ciclo di verniciatura dei pezzi presenti nel forno al momento del fermo impianto improvviso.
Ma non è tutto qui.
Appena mi sono avvicinato al ventilatore ho sentito un getto caldo e dall’odore acre investirmi il volto.
Sai da dove proveniva questo getto di fumi ustionanti?
Ti do un indizio. Guarda l’ingrandimento della fotografia precedente che riporto qua sotto.

Come vedi la rete di protezione è rivestita di polvere, la stessa polvere usata per la verniciatura della scocca. Inoltre, tutte le superfici del ventilatore sono imbrunite a causa della temperatura elevata dei fumi che fuoriescono costantemente dal ventilatore.
Ecco cosa succede ad un ventilatore standard ed economico quando viene utilizzato per applicazioni industriali serie e in un ambiente lavorativo delicato come quello che tratta dei fumi tossici.
È come installare il motore di una Fiat 500 costruita anni fa, mezzo arrugginito e che crolla al primo soffio di vento su un impianto che dovrebbe viaggiare come una Ferrari.
Nel tempo è normale che ci siano dei problemi. Nel nostro caso Luigi è stato fortunato perché la fuoriuscita di gas tossici non era così marcata, ma la mancanza di una semplicissima tenuta l’ha portato a sostenere frequenti e costose manutenzioni.
La mancanza di una tenuta al passaggio albero, in questo caso, è tra le principali cause dei continui guasti e richiede frequenti interventi di manutenzione.
Un responsabile dovrebbe essere certo della buona ventilazione del proprio impianto, perché quelle polveri e quelle sostanze gassose (come i nostri amati COV) che dovrebbero passare dal forno verso il sistema di depurazione in realtà possono essere costantemente dispersi nell’ambiente di lavoro, finendo poi per essere respirate dai lavoratori e dai manutentori.
Sono concentrazioni letali? Direi di no, in fondo non è morto nessuno. Ma immagina se dovessi respirare ogni santo giorno polveri sottili di vernice. Alla lunga i lavoratori si ammalano, perché è come avere la testa rinchiusa in una bolla e respirare per 8 ore al giorno il fumo di una sigaretta.
Ma anche nei casi in cui dal passaggio dell’albero fuoriesce del vapore acqueo, innocuo per i lavoratori, ci possono essere delle complicanze in termini di guasti o rotture improvvise. Il vapore acqueo che condensa sulle pareti del ventilatore e sui cuscinetti li fa arrugginire molto velocemente, e sei tu a doverli sistemare volta per volta.
Se poi dal ventilatore ci sono perdite significative di gas o polveri infiammabili, i rischi per i lavoratori sono ancora più gravi.
Insomma, in tutti i casi in cui il ventilatore è destinato ad un utilizzo in processi industriali ti conviene richiedere espressamente che venga installata una tenuta.
Faccio presente la cosa a Luigi, che prontamente mi chiede:
‘Ok, capito. Ma quale tipo di tenuta devo richiedere?’’
Domanda più che lecita la sua.
Gli rispondo che la tenuta deve essere scelta con cura in base alle condizioni di esercizio e al tipo di fluido con cui entrerà in contatto. Ne esistono diversi tipi, da quella più economica realizzata con uno o più dischi di materiale simile alle guarnizioni per arrivare fino a complesse e costose tenute meccaniche pressurizzate con azoto.
La cosa importante è essere consapevoli che affidarsi ad una soluzione ‘’a catalogo’’, non realizzata sulle tue esigenze specifiche non risolverà il problema delle fuoriuscite di gas tossici.
È bene richiedere una tenuta che ti garantisca al 100% di non avere perdite, perché ti mette dalla parte della ragione per quanto riguarda la salute e sicurezza dei lavoratori, ma ovviamente comporta dei costi non indifferenti.
Ecco perché prima di tutto è fondamentale valutare quali sono i rischi in caso di fuoriuscite del fluido trasportato dal ventilatore, poi si può decidere insieme al fornitore quale tipo di soluzione va progettata per il tuo caso specifico.
Per rischi con gravità moderata puoi stare su tenute semplici o al massimo di tipo premistoppa.
Se invece la gravità dell’incidente è elevata, allora devi optare per soluzioni più costose ma in grado di garantire l’assenza di perdite. Tradotto:
- Collaboratori che lavorano in un ambiente pulito e la cui salute è al sicuro.
- Numero di manutenzioni e fermi macchina ridotti, che minimizzano le spese.
E per i ventilatori che lavorano con fluidi non pericolosi?
Ricordi l’esempio che ti ho mostrato poche righe sopra sul vapore acqueo che condensa e si deposita sui cuscinetti? Anche nel caso di ventilatori per fumi non pericolosi, ma ad alta temperatura, l’assenza di una tenuta ti espone a continui interventi di manutenzione non programmati.
La salute dei lavoratori, stavolta, è salva (fintanto che restano lontano dal getto di vapore caldo). Il rischio di un fermo impianto a causa di un guasto improvviso è sempre dietro l’angolo.
Ma anche in termini di efficienza installare una tenuta fatta a modo ti ripaga dei costi in poche settimane.
La perdita di gas, nocivi o meno che siano, è comunque una perdita che si traduce in minori prestazioni per il tuo impianto.
Considerando poi che senza tenuta può uscire una quantità di gas pari anche al 10% della portata totale del ventilatore – e quindi della potenza assorbita – il modesto investimento necessario ad installare questo componente può ripagarsi in poche settimane di esercizio anche se il ventilatore aspira aria pulita senza sostanze nocive.
Ricapitolando:
→ Hai a che fare con fumi industriali tossici in azienda?
Allora devi assicurarti che il ventilatore sia saldato a dovere per evitare fermi macchina e non mettere in rischio la salute dei lavoratori.
→ Aspiri fumi “puliti” ma ad alte temperature?
Devi comunque saldare il ventilatore, perché le dilatazioni termiche dovute a diverse temperature tra la chiocciola (che si scalda per i gas che vi passano) e il resto del ventilatore devono essere contenute per evitare deformazioni e disallineamenti dei cuscinetti che causano dei guasti improvvisi. Tenute meno costose vanno comunque installate, per evitare anche in questo caso di cuocere il cuscinetto con i gas caldi che altrimenti uscirebbero dal ventilatore.
→ E negli altri casi?
Anche dal punto di vista dell’efficienza conviene sempre saldare il ventilatore ed installare una tenuta, perché si riducono gli sprechi e non si perdono punti percentuali in termini di portata – quindi di potenza assorbita.
Installare una tenuta al passaggio albero è davvero un piccolo costo, ma ti evita gravi pericoli per la salute dei lavoratori e frequenti interventi di manutenzione.
‘’Mai più guasti improvvisi!’’
Il Signore delle Ventole
P.S. Se ti ritrovi anche tu nella stessa situazione raccontata nell’articolo – o non sei certo delle prestazioni dei tuoi ventilatori – e vuoi risolvere in maniera definitiva il problema, vai a questa pagina di richiesta contatti per richiedere l’intervento di un mio tecnico che – dopo un sopralluogo – ti proporrà tra le diverse soluzioni possibili quella che maggiormente si adatta al tuo caso.