L’errore più banale che ti farà distruggere un ventilatore appena comprato (e 2 “trucchetti” che DEVI sapere per evitarlo!)

di | luglio 27, 2016

Un ventilatore fermo si può rompere?
Se hai in magazzino un ventilatore nuovo acquistato qualche settimana fa -magari come scorta – allora in questo articolo scoprirai come evitare di ridurlo in briciole il giorno che lo metti in funzione (ovvero quando ne hai un disperato bisogno).

Ho deciso di scrivere queste righe dopo una “chiacchierata” – molto strana, come scoprirai più avanti – con Carlo, un mio cliente.

Perché?

Perché vorrei evitarti il suo stesso errore che ti porterebbe a buttare via soldi per comprare una seconda volta – ovviamente con urgenza – un ventilatore nuovo di zecca che avevi a magazzino come ricambio.

Perché mi sono trovato a difendere la concorrenza pur di evitare a Carlo – un mio cliente di lunga data – di distruggere altri ventilatori in futuro.

Carlo è il responsabile di manutenzione di una piccola acciaieria nel bresciano.

Sono andato da lui due giorni fa per rinnovare il contratto annuale del programma ZERO ROTTURE (infatti, da diversi anni ormai, seguo la manutenzione dei suoi ventilatori).

Arrivo davanti al suo ufficio. La porta è aperta (come sempre). Lui è di spalle, alla finestra che da sullo stabilimento.

Per educazione busso sullo stipite, giusto per avvisarlo che sono arrivato.

Appena si gira e mi riconosce, non mi lascia nemmeno il tempo di salutarlo. Con un tono deciso esclama:

Perfettibile, eccoti qua! Vieni, vieni che ti faccio vedere una cosa. Seguimi!

Carlo è proprio il tipo di persona che ti immagini quando pensi a qualcuno che lavora in acciaieria.

Un gigante. La barba lunga e brizzolata. Due braccia enormi ed un collo degno di un toro.

Tu oseresti contraddire un energumeno del genere?

Io no.

Quindi lo seguo attraverso il corridoio che dal suo ufficio porta allo stabilimento.

Adoro girare per gli stabilimenti e vedere tutti i vari macchinari. Sembra sempre di essere in una di quelle trasmissioni televisive che ti spiegano come vengono prodotti gli oggetti che usiamo tutti i giorni.

Quindi passo dopo passo la mia curiosità cresce sempre di più. Immagino che voglia farmi vedere un nuovo pezzo di impianto, qualcosa di innovativo.

Passiamo di fianco al forno fusorio, dal quale l’acciaio esce come la lava da un vulcano. Gli occhi mi si illuminano al solo pensiero che forse vuole farmi vedere da vicino come funziona.
Niente, come non detto. Procediamo oltre.

Apre una porticina e mi lascia entrare per primo. Siamo nel magazzino. Lo seguo ancora per una decina di metri e finalmente si ferma.

Lo guardo con la stessa espressione curiosa di un bambino che riceve un pacco regalo.

Guarda cosa combinano i tuoi concorrenti!” Mi dice, con un mezzo sorriso.

Guardo quello che sta indicando.

Un ventilatore.

Rotto.

La curiosità e l’aspettativa che avevo accumulato fino a quel momento vengono spazzate via da questa immagine.

Reprimo a fatica un’espressione di delusione. Non capisco perché mi ha portato fino a li per farmi vedere un ventilatore rotto.

Per giunta della concorrenza.

Gli domando cosa sia successo per ridurre quella macchina in quello stato.

Non aspettava altro.

Inizia a dirne di ogni sul mio concorrente e mi racconta dell’incubo che ha vissuto.

Ha comprato il ventilatore 6 mesi prima come scorta a magazzino. La sua idea era di tenerlo come ricambio per quello installato sull’impianto di aspirazione fumi del forno fusorio.

Settimana scorsa ha organizzato la sostituzione del vecchio ventilatore con quello nuovo. Finiti i lavori, accende nuovamente l’impianto. Tutto sembra andare bene.

Sono le 7 del sabato sera, quindi soddisfatto se ne torna a casa.

Nel pieno della notte squilla il cellulare aziendale.

Un suo collega lo chiama disperato dicendogli con tono ansimante: “C-capo! Il forno è—eh—è fermo!

Proprio così.

Il forno è fermo.

Panico!

Dalla sala comandi gli dicono che c’è un problema con l’impianto di aspirazione dei fumi.

Ha già il sospetto di quale sia la causa del guasto.

Si veste più veloce che può. Sale in macchina e come un pilota di Formula1 raggiunge lo stabilimento in meno di 20 minuti.

Sale come un fulmine le scale che portano a quel ventilatore che ha sostituito poche ore prima.

Con il fiatone per la corsa si ferma a guardare, incredulo.

La ventola era rotta, i cuscinetti si sono frantumati, spruzzando grasso ovunque, ti rendi conto?” mi dice.

Era sabato notte, non poteva chiamare il fornitore.

Ha un’unica possibilità.

In men che non si dica insieme alla sua squadra toglie il ventilatore rotto e mette nuovamente quello vecchio che aveva sostituito nel pomeriggio.

In un cielo tinto di rosa albeggia il nuovo giorno. Carlo è esausto. Però l’impianto è tornato in funzione.

Può finalmente tornare a casa.

Il lunedì successivo ha un solo pensiero in testa. Appena arrivato in ufficio chiama immediatamente il fornitore. Si aspetta delle scuse e come minimo una sostituzione in garanzia.

Risponde a tutte le sue domande. Discute. Si scalda.

E sai ad un certo punto cosa mi sento dire?

Quello li salta su dando la colpa a me, dicendomi che ho tenuto fermo il ventilatore troppo tempo. Cioè ti rendi conto della balla? Si è rotto perché non l’ho mai usato!

A sentire questa frase mi si gela il sangue.

Dovrei dirgli che ha torto. Ma tremo pensando alla sua reazione (ti ricordo che si tratta pur sempre di un gigante).

Potrei far finta di niente e tirare acqua al mio mulino. Potrei approfittare di questa occasione dorata per convincerlo a comprare da me quel ventilatore.

Ma cosa otterrei in realtà?

Io credo nel concetto di Karma – o dell’equivalente detto “Chi la fa, l’aspetti” – e sono sicuro che se gli avessi dato corda questa cosa mi sarebbe tornata indietro come un boomerang sul coppino.

L’esperienza infatti mi insegna che il 90% dei guasti ai ventilatori sono causati da una mancanza di informazioni, che i produttori spesso tengono “segrete” (non capisco per quale motivo). Quanto successo a Carlo era proprio uno di questi casi.

Mi decido così a dirgli la verità. Titubante, cercando di essere il più delicato possibile, gli rispondo:

Vedi Carlo, in realtà quello che ti hanno detto è vero. Il ventilatore, come ogni macchina “rotante”, non deve stare ferma troppo a lungo, altrimenti i cuscinetti si danneggiano gravemente

Un ventilatore fermo si può rompere?
Il suo volto si è fatto improvvisamente cupo. La fronte corrucciata. Le labbra serrate.

Già lo vedevo mentre mi buttava nel forno!

Così ho subito aggiunto:

Certo, hai ragione a lamentarti sul fatto che nessuno ti abbia avvisato. Questa è la prima informazione da inserire in un manuale, sono d’accordo con te.

Grazie questa frase Carlo mi ha sorriso, è tornato in modalità amichevole. Per la restante ora è andato avanti a maledire quel fornitore.

Ero salvo.

Scherzi a parte, questa breve storia mi ha dato modo di sensibilizzare anche te su quanto sia pericoloso tenere fermi per lunghi periodi i ventilatori nel tuo stabilimento.

Ma quindi…
<h2Perché è così importante NON tenere fermo un ventilatore, se vuoi evitare di svegliarti di soprassalto con le palpitazioni a mille – a causa di una telefonata di lavoro improvvisa – nel cuore della notte

Come sicuramente saprai, in ogni ventilatore sono installati dei cuscinetti. Questi componenti sono progettati e costruiti con la massima precisione possibile per eseguire due compiti:

  • Far ruotare l’albero (nascono proprio per questo scopo): grazie alla precisione estrema con cui sono realizzati, possono ruotare a grandi velocità, senza far rumore.
  • Sopportare grossi pesi: devono infatti sostenere il peso della ventola, dell’albero e del giunto.

Se ci pensi, rispetto al peso che devono sopportare, i cuscinetti sono veramente piccoli. Per fare un’analogia, sono come le formiche che – pur essendo minuscole e leggere – riescono a sollevare oggetti pesanti 100 volte più di loro.

Quindi perché si dovrebbero rovinare se stanno fermi a lungo?

Devi sapere che quando un ventilatore non funziona per lungo tempo, si possono verificare due fenomeni in grado di danneggiare per sempre i cuscinetti:

  1. La deformazione degli elementi dei cuscinetti.
  2. La formazione di ruggine.

A seconda di come stai conservando il ventilatore – se è in un luogo chiuso ed asciutto o all’aperto – puoi scatenare uno od entrambi i fenomeni.

Cerchiamo quindi di capire come si originano, partendo dal primo dei due.

In che modo si deformano gli elementi dei cusinetti?

Come puoi vedere dalla figura seguente, un cuscinetto è formato da due anelli (uno interno ed uno esterno) che contengono tra di loro delle sfere (o dei rulli). Questi ultimi permettono agli anelli di ruotare l’uno rispetto all’altro.

Sezione di un cuscinetto ventilatore centrifugo
Se un ventilatore non viene fatto funzionare per molto tempo, questi tre componenti restano fermi nella stessa posizione. Quindi tutto il peso della girante e dell’albero, si concentra nei punti dove le sfere sono in contatto con gli anelli.

A lungo andare questa situazione causa delle piccole deformazioni – delle “fossette” non visibili ad occhio nudo – sull’anello.

Il giorno che metti in funzione il ventilatore, quando una sfera passa sopra una di queste “fossette” sobbalza – proprio come la ruota di un’automobile su una strada piena di buche – causando elevate vibrazioni e rumore.

Se non intervieni immediatamente, spegnendo la macchina, entro poche ore i cuscinetti si bloccano e vanno in mille pezzi.

Ogni ventilatore lasciato fermo a lungo risente di questo problema. Se poi, invece che conservarlo in un magazzino all’asciutto, lo tieni fuori nel piazzale – in balia delle intemperie – le cose peggiorano.

In questo ultimo caso interviene anche l’altro fenomeno: la formazione di ruggine.

Perché si forma della ruggine nei cuscinetti?

Quando ricevi un ventilatore nuovo, al suo interno i cuscinetti sono ricoperti da uno strato di grasso (o di olio).

Un effetto benefico di questo strato di lubrificante, è quello di proteggere il metallo dal contatto con l’aria e quindi dalla formazione di ruggine.

Allora non è vero che la ruggine può essere un problema?

Nelle prime settimane dopo l’acquisto hai ragione, i cuscinetti sono protetti e non devi preoccuparti che possono ossidarsi.

Se però non utilizzi subito il ventilatore, questo strato protettivo verrà tolto da una forza oscura ed invisibile, che agisce sempre e su tutto: la forza di gravità.

Tranquillo, nessuna lezione noiosa di fisica. Niente formule complesse, promesso.

Ruggine sul cuscinetto di un ventilatore centrifugo
Devi però sapere che questa forza agisce anche sul grasso (o sull’olio) presente nei cuscinetti. Lentamente, ora dopo ora, lo fa scivolare verso il basso.

Alla fine ti ritroverai con metà cuscinetto spogliato della sua corazza di lubrificante, inerme di fronte all’aggressione dell’aria e dell’umidità.

Senza più difese, la sua superficie inizia a colorarsi di una tinta marroncino rossastra tipica della ruggine.

Se poi il ventilatore è esposto alla neve, ai temporali primaverili ed ai caldi umidi dell’estate, la velocità con cui i cuscinetti si arrugginiscono aumenta a dismisura.

Quando metti finalmente in funzione la macchina, la ruggine sulle sfere e sugli anelli non crea solo forti vibrazioni (come visto prima nel caso delle deformazioni).

Il vero problema è che pezzi di metallo arrugginito si staccano dalla superficie e – mischiandosi con il grasso – finiscono ovunque all’interno del cuscinetto facendolo surriscaldare.

Hai presente quando in riva al mare, ti spalmi la crema solare con le mani sporche di sabbia?

I minuscoli granelli creano quella sensazione di fastidio mentre ti graffiano. Ma soprattutto le mani scivolano molto più difficilmente sulla pelle.

Quello che accade in un cuscinetto arrugginito non è molto diverso.

Il grasso, pieno di particelle di ruggine, perde le sue capacità lubrificanti. Le sfere fanno più fatica a rotolare sugli anelli.

L’attrito e le forti vibrazioni fanno salire la temperatura del cuscinetto.

Sono sufficienti poche ore di funzionamento in queste condizioni per vedere il cuscinetto esplodere come un fuoco d’artificio.

Adesso ti è chiaro per quali motivi non devi MAI tenere fermi a lungo i ventilatori installati nel tuo impianto.

Magari a questo punto ti starai domandando:

Ok, tutto chiaro. Ma io ho dei ventilatori a scorta di quelli principali ma non posso tenerli in funzione entrambi. Cosa posso fare?

Siccome non sono un estremista, ho una risposta anche a questa domanda.

Ecco due semplici “trucchetti” per evitare di bruciare soldi in inutili ricambi, se sei costretto a tenere fermo un ventilatore per lunghi periodi.

Se sei arrivato fino a questo punto, hai capito che le deformazioni e la ruggine si verificano quando i cuscinetti restano immobili a lungo.

Quindi, non devi far altro che evitare di tenerli fermi.

NON ti sto prendendo in giro. Seguimi e capirai cosa intendo.

Partiamo dal caso più semplice. Immagina di aver acquistato un ventilatore nuovo e di doverlo tenere a magazzino per qualche mese prima di installarlo.

Per prima cosa ti consiglio di tenerlo in un luogo coperto, possibilmente senza grandi sbalzi di temperatura.

Ecco il primo “trucchetto”. È tanto banale quanto efficace.

Per evitare i problemi dovuti al fermo prolungato, ti basta seguire questi semplici passi:

  1. Vai dove hai messo il ventilatore
  2. Fai girare la girante a mano. Una decina di giri sono sufficienti
  3. Segna su una scheda (che puoi scaricare qui) la data in cui hai fatto questa operazione
  4. Torna tranquillo al tuo ufficio
  5. Ripeti dal punto il tutto dopo 2 settimane.

Come vedi non è così complicato, vero?

È importante compilare la scheda – che trovi qui – con tutte le date in cui hai eseguito questa attività di manutenzione.

In caso di guasti potrai così zittire il fornitore, mettendogli sotto il naso la tua scheda piena zeppa di date e firme.

Non potrai così essere accusato – come successo a Carlo – di un errato stoccaggio del ventilatore.

Molto bene. E se nel mio caso il ventilatore di scorta non è a magazzino, ma è installato nell’impianto pronto ad essere acceso in caso di bisogno? Come faccio a farlo girare a mano?

Non ti preoccupare. Ho una risposta anche per te.

Addirittura ancora più facile e meno “faticosa” del caso precedente.

Nel tuo caso infatti la macchina è già collegata alle tubazioni. Il motore è allacciato alla rete elettrica. Molto probabilmente puoi anche accendere il ventilatore seduto comodamente nella sala comandi.

Hai già intuito dove voglio arrivare, vero?

Ti basta fare in modo che ogni due settimane si faccia uno “scambio” tra la macchina principale e quella di scorta. Ne spegni una ed al tempo stesso accendi l’altra.

Puoi anche chiedere a chi ti ha fornito l’intero impianto di rendere automatica questa procedura di scambio.

In questo modo potrai avere sempre entrambi i ventilatori in perfetta forma, evitando così spiacevoli sorprese in caso di bisogno urgente del ventilatore di scorta.

ATTENZIONE: se hai due ventole collegate ad un unico impianto, ed un ventilatore sta fermo mentre l’altro è in funzione, allora devi evitare assolutamente il fenomeno di windmilling.

Di cosa si tratta?

Te ne parlo in questo breve video. (nel quale trovi anche due consigli per evitare fermi di produzione)

Arrivato a questo punto non hai più dubbi su come “conservare” un ventilatore mentre sta fermo, giusto?

Lo stoccaggio di questi macchinari è solo l’inizio del tuo lavoro come responsabile di manutenzione.

La tua missione però non si esaurisce qui.

Se vuoi avere dei ventilatori sempre al massimo delle loro capacità – ed evitare fastidiose fermate di impianto non previste – allora devi creare (e sopratutto seguire) un vero e proprio piano di manutenzione per i ventilatori installati nel tuo stabilimento.

Se vuoi sapere quali controlli DEVI assolutamente fare (e quali invece sono uno spreco di tempo e denaro) per poterti vantare dei pochi fermi impianto che riesci a garantire, senza scialaquare soldi, allora puoi contattarmi per fissare un appuntamento.

Potrò così aiutarti a definire quali sono realmente i tuoi bisogni, che andremo a soddisfare grazie al miglior piano di manutenzione personalizzato sulla tua azienda.

Per contattarmi ti basta semplicemente compilare il modulo di raccolta dati che ti appare cliccando sul pulsante che trovi qua sotto.

ventilatore fermo a lungo contattami per evitare disastrose rotture

Entro massimo 48 ore ti contatterò per definire insieme a te il primo sopralluogo nel tuo impianto e raccogliere tutti i dati e le informazioni sullo stato di salute dei tuoi ventilatori, sulla base dei quali sarò in grado di costruire un piano di manutenzione personalizzato sui tuoi bisogni.

Mai più guasti improvvisi!

Il Signore delle Ventole

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