Come scegliere il ventilatore centrifugo PERFETTO per mettere il “turbo” al tuo vecchio impianto – anche se di ventole ne capisci poco o nulla – senza rischiare di comprare un trabiccolo che si distrugge appena lo accendi (ed evitare per SEMPRE incidenti sul lavoro per colpa di un impianto malfunzionante)

di | Agosto 25, 2016

Come Scegliere un ventilatore centrifugo guida all acquisto
In questo articolo – come avrai capito dal titolo – voglio regalarti alcuni “trucchi del mestiere” di chi, come me, ha alle spalle una gavetta di diversi anni nella scelta e vendita di ventilatori centrifughi.

Perché?

Forse ti sarà già capitato di dover acquistare un ventilatore centrifugo da installare nel tuo impianto.

Magari dovevi semplicemente sostituirne uno ormai vecchio e malandato.

Oppure in azienda avete deciso di “pompare” l’impianto – aumentando le prestazioni richieste al ventilatore – così da mettere il turbo alla linea di produzione.

Se non hai già un fornitore di fiducia – o dei cataloghi di ventilatori impilati da qualche parte in ufficio – molto probabilmente sei andato sulla pagina di Google e hai digitato nella barra di ricerca:

Ventilatore centrifugo” o “ventilatore radiale

Ed eccoti li, seduto nel tuo ufficio, di fronte ad una serie interminabile di siti di aziende sconosciute.

Senza nessuna idea di quale sia quello giusto per te, inizi ad aprire i link dal primo in alto fino all’ultimo in basso.

In molti casi finisci su pagine di aziende cinesi – e non solo – che ti vendono ventilatori per il bagno.

Altri ti offrono fantastici gadget che si possono collegare al pc per rinfrescarti nelle calde giornate di estate.

Quando si sbaglia la scelta del ventilatore
Inizi già a pensare che non sarà così facile come pensavi.

Di sicuro quello che non vuoi è commettere un errore e trovarti una stupenda ventola fucsia – alimentata a pannelli fotovoltaici – pagata dall’azienda e consegnata direttamente alla tua attenzione.

Ma non ti scoraggi.

Il tempo intanto passa.

Finalmente trovi un fornitore che vende proprio quello che stai cercando. (o almeno è quello che vagamente puoi pensare, guardando le immagini che appaiono nella pagina)

Puoi anche scaricare il catalogo completo dei prodotti.

È fatta!” pensi.

Apri il documento ed inizi a leggere subito il paragrafo “Come scegliere un ventilatore centrifugo”.

Dopo mezz’ora spesa a cercare di capire paroloni poco comprensibili a chi non è del settore, ti sei finalmente fatto un’idea – grazie al classico esempio riportato in tutti i cataloghi – di cosa devi fare.

Non mi sembra molto complicato. Portata e pressione le conosco. Mi basta solo fare qualche scarabocchio su un grafico.

Niente di più sbagliato.

Dopo oltre 11 anni di esperienza, una cosa che ho imparato è che non è così banale scegliere un ventilatore centrifugo.

Fallo con una simile leggerezza e puoi star certo di inciampare in uno dei tanti errori che si commettono nell’acquisto “fai da te” di una macchina così importante per il tuo impianto.

Non sto parlando di piccoli dettagli, di quelle finezze che solo chi è del settore conosce.

I rischi che corri a seguire quelle tre istruzioni in croce contenute nel catalogo possono essere enormi.

Nella migliore delle ipotesi, fai una figuraccia di fronte ai tuoi colleghi acquistando un ventilatore che non riesce a dare le prestazioni di cui hai bisogno.

In molti casi però, grazie ad un tuo errore, potresti trovarti con decine di sirene blu – tra ambulanze, carabinieri e vigili del fuoco – ed avere all’improvviso fuori da casa tua una fila di giornalisti ansiosi di avere una tua intervista.

Sto esagerando?

Forse tu non hai mai visto cosa succede quando un ventilatore esplode in mille pezzi e schegge di metallo impazzite volano nel raggio di 200-300 metri. Non hai mai visto tetti di capannoni sfondati da un frammento di girante.

Aspetta un attimo. Il fornitore del ventilatore è il responsabile della macchina che vende, se davvero succede un disastro simile la colpa sarà sua!

È qua che ti sbagli.

Certo, ogni produttore è responsabile delle macchine che produce e vende. Ma non può essere incolpato di un incidente avvenuto perché un suo macchinario è stato usato in maniera sbagliata.

Ed è proprio questo il rischio che stai correndo.

E ora ti spiego perché.

Ho letto diversi cataloghi di fornitori sia Italiani che stranieri.

In quelli più onesti trovi scritto – magari in una minuscola nota a fondo pagina – che quei ventilatori rappresentati DEVONO funzionare entro certe condizioni limite (temperatura, numero di giri massimo, etc).

Ma spesso queste informazioni non sono esplicite. Vengono date per scontate.

Qual è il problema?

Presto detto. Se tu ignori quelle avvertenze – o non ne sei minimamente a conoscenza – stai acquistando un ventilatore non corretto per l’utilizzo che dovrai farne.

Ma dato che la scelta l’hai fatta tu, indovina un po’ su chi ricade la colpa in caso di incidente?

Proprio su di te. Senza nessuna possibilità di difesa.

Ecco quello che ti diranno:

Siamo spiacenti, ma lei ha acquistato un prodotto nel nostro catalogo che non è idoneo a lavorare nel suo impianto. Poiché ha fatto funzionare il ventilatore oltre i limiti da noi previsti, la nostra garanzia non è applicabile.
Se preferisce possiamo inviarle un preventivo per una macchina perfetta per quello che lei chiede.

Molto professionali, vero?

Perciò a questo punto hai due scelte:

  1. Puoi accontentarti di quanto riportato nel catalogo ed ordinare una macchina scelta – più o meno a caso – tra le tante possibili sigle. (Allora smetti pure di leggere questo articolo perché probabilmente non ti interessa essere sicuro di quello che stai acquistando.)
  2. Puoi continuare a leggere e scoprire quali sono REALMENTE tutte le informazioni che devi conoscere prima di ordinare un ventilatore centrifugo. (e alla fine ti svelerò anche una trappola – spesso sottovalutata – che si nasconde tra le pagine di un catalogo di questi macchinari).

Hai scelto la seconda strada?

Bene. Cominciamo subito.

Quali dati – oltre a portata e pressione – devi ASSOLUTAMENTE conoscere prima di selezionare un ventilatore centrifugo

Hai letto le istruzioni nel primo capitolo del catalogo. Hai visto un esempio di selezione della macchina in grado di fornire certe prestazioni.

Devi solo tirare due righe sul grafico ed è fatta.

Ti senti pronto per fare la tua scelta e poi ordinare.

Mandi in stampa le numerose pagine dell’intero documento. (non puoi metterti a disegnare linee sullo schermo, no?)

Ora hai sulla scrivania l’intera gamma di produzione del fornitore. Una lunga serie di sigle – una diversa per ogni famiglia di ventilatore – che non ti dicono niente, ma che in realtà racchiudono moltissime informazioni segrete, note solo al produttore.

Sono tutti ventilatori, parto dalla prima famiglia tanto una vale l’altra

Sfogli una ad una le pagine cercando un grafico dove il punto di lavoro che serve a te – in termini di portata e pressione – “cade” su una delle curve del ventilatore come nella figura qua sotto.

Scegliere ventilatore centrifugo

Quando finalmente sei riuscito a trovarlo – e se hai già provato sai quanto tempo devi perdere – grazie alle formulette spiegate nel capitolo introduttivo calcoli la potenza del motore elettrico.

Perfetto, ora mando l’ordine ed ho finito!

Anche se lungo e noioso, in fondo sembra un procedimento semplice, vero?

In realtà per scegliere un ventilatore centrifugo che sia capace di lavorare nel tuo impianto – ottimizzando i consumi elettrici e riducendo i costi di esercizio – non ti basta sapere la portata e la pressione richiesta.

È necessario prendere in considerazione molte più informazioni.

Per parlare di tutti i dati necessari a selezionare un ventilatore non basterebbe un semplice articolo. Ci vorrebbe un intero libro (che infatti ho scritto in esclusiva per i miei clienti).

Compila i dati nei riquadri che ritrovi qua sotto, e con un semplice click potrai scaricare una breve guida (GRATUITA) dove ho riassunto tutte le informazioni essenziali quando devi acquistare una di queste macchine.

Di seguito, invece, ti presenterò quelle più importanti.

Iniziamo dalla prima (in ordine logico).

Cosa deve trasportare il ventilatore?

Ti serve per muovere aria pura – senza nemmeno un granello di polvere – o fumi caldi contenenti ceneri?

Senza questa informazione NON puoi stabilire quale tra le diverse sigle di ventilatori – o famiglie di ventilatori – può funzionare correttamente nel tuo impianto.

Se, ad esempio, devi muovere gas con alte concentrazioni di polveri, una girante con pale dette a “profilo alare” (perché hanno la stessa forma delle ali di un aereo) è da evitare come la peste.

Come mai?

In pochi giorni di funzionamento l’abrasione causata dalla polvere trasforma le pale in un colabrodo.

Il risultato?

Il ventilatore si scuote come in preda ad attacchi epilettici fintanto che – con un enorme boato – la ventola si disintegra e tutto intorno trovi pezzi di ferro, persino conficcati nel muro.

In questi casi una girante a pale radiali, cioè dritte, è la scelta migliore.

Conoscere il tipo di fluido ti permette anche di scegliere il materiale giusto da usare per la girante.

Erosione girante ventilatore centrifugo
Se utilizzi il comune acciaio al carbonio – nota bene, in un catalogo non hai altre alternative – per un ventilatore che deve trasportare polveri molto dure ed abrasive (cenere, ferro o cemento) oppure gas acidi, preparati ad acquistare una ventola di ricambio dopo pochi mesi.

Se non ci credi ecco cosa è successo ad un mio cliente che – ingenuamente – ha deciso di “arrangiarsi” quando doveva sostituire un vecchio ventilatore.

Nella foto si vede quello che è rimasto della girante.

Li vedi quei “buchi”?

No, non si tratta di topi modificati geneticamente ingordi di metallo.

In quei punti le polveri trasportate si sono completamente mangiate il materiale. Millimetro dopo millimetro l’hanno rimosso completamente.

In quanto tempo?

Non ci crederai. Sono bastate solo due settimane per arrivare a quel punto.

Fortunatamente un operaio si è accorto in tempo che qualcosa non andava per il verso giusto – il ventilatore stava vibrando al di fuori dei limiti di sicurezza – e il suo responsabile di manutenzione ha fermato subito l’impianto.

Ancora poco tempo e la ventola sarebbe esplosa in mille pezzi, mettendo a rischio la vita degli operai che ogni giorno lavorano lì vicino.

Il tipo di materiale da utilizzare dipende anche dalla temperatura del fluido – la seconda delle informazioni necessarie alla scelta di un ventilatore centrifugo – come vedrai nel prossimo paragrafo.

Perché devi considerare la temperatura dei gas trasportati?

Se trascuri questa grandezza nella scelta del ventilatore centrifugo (lo stesso vale per uno assiale) corri due enormi rischi:

  1. La macchina che hai acquistato – magari proprio per aumentare la capacità dell’impianto – in realtà muove meno aria di quella che ti serve (eppure sulla carta pensavi di averla scelta per le prestazioni richieste).
  2. Il ventilatore non è stato costruito per la temperatura che deve sopportare per il tuo processo di produzione. Dopo meno di una giornata di funzionamento, il tuo nuovo acquisto è ridotto in un ammasso di lamiere contorte pronte da vendere come rottame.

Come puoi evitare questo disastro?
Partiamo dal problema della mancanza di prestazioni.

Se stai usando un catalogo, devi sapere che le curve che stai guardando sono riferite a quella che viene chiamata – tra noi ventilatoristi – aria standard.

Detta in maniera semplice, è come se mettessi il ventilatore sul livello del mare – senza umidità però – con una temperatura dell’aria aspirata pari a 20°C.

Cosa devi fare se il tuo impianto non è su una bellissima spiaggia desolata e il fluido che devi muovere è più caldo o più freddo?

La portata – se è espressa in m³/h – resta uguale. Se invece hai una portata in massa (misurata in kg/h) o quella che è chiamata portata normale (misurata in Nm³/h), devi trasformale – a seconda della temperatura – in portata espressa in m³/h.

Anche la pressione e la potenza assorbita dal ventilatore cambiano a seconda della temperatura del fluido, quindi devi “convertirle” usando delle formule abbastanza semplici.

Per renderti il lavoro ancora più facile, ho preparato per te una breve guida dove ti spiego passo dopo passo come calcolare queste conversioni.

Puoi scaricare la tua copia compilando il breve modulo che trovi qua sotto.

A questo punto sei in grado di scegliere un ventilatore capace di darti tutte le prestazioni che servono al tuo impianto.

Ma non hai ancora finito.

Devi anche fare in modo che tutti i componenti della macchina scelta non si squaglino come burro (oppure diventino fragili come bicchieri di cristallo) quando lavorano con il fluido del tuo processo di produzione.

Di solito nei cataloghi – almeno in quelli fatti bene – ti viene detto qual è la massima temperatura che possono sopportare i ventilatori.

Quindi, per prima cosa, accertati di non superare questo valore.

Ma il fornitore avrà messo quei limiti solo per stare dalla parte della ragione. Anche se li supero di poco, cosa mai potrà succedere?

Mi raccomando NON sottovalutare questo aspetto.

Andare oltre i massimi dichiarati dal produttore, mette a serio rischio la vita delle persone che dovranno lavorare intorno al ventilatore.

Addirittura? Mi sa che stai esagerando

E invece no. Non sto esagerando.

Immagina che un pezzo di pala – dopo essersi strappato dalla girante – voli a tutta velocità verso di te. Un pezzo di lamiera affilato come un rasoio che ti colpisce in pieno.

Ancora convinto che sto esagerando?

E se nel mio caso devo andare oltre quei limiti?

Nella guida che ho preparato per te (e che ti ricordo che puoi scaricare qui) troverai un link per contattarmi e mandarmi una richiesta.

Ti basterà compilare pochi dati e sarò io poi a ricontattarti immediatamente per aiutarti nella selezione della macchina giusta per i tuoi bisogni.

Andiamo avanti.

Ventolina raffreddamento ventilatore
Ci sono poi alcuni accessori che vanno installati sul ventilatore quando la temperatura del fluido è maggiore di 100 °C.

Il primo – e più importante – è chiamato ventolina di raffreddamento (o disco para-calore).

A cosa serve?

Montata sull’albero, disperde il calore che dall’interno del ventilatore – per conduzione – si muove verso i cuscinetti (proteggendoli ed evitando che si surriscaldano fino ad inchiodarsi)

Diciamo che è più o meno come il radiatore dell’auto.

Non acquistarla – pensando di risparmiare – è il modo più sicuro e veloce per trovarti con il tuo bel ventilatore completamente distrutto. Non sto esagerando.

L’altro accessorio che NON puoi trascurare è l’isolamento termico della chiocciola.

Immagina un ventilatore che lavora alla temperatura di 200 °C.

Come ben sai i metalli sono degli ottimi conduttori di calore.

Quindi tutta la chiocciola – che è quella cassa a forma di lumaca dentro alla quale la girante muove il fluido di lavoro – sarà a quella temperatura.

Prova a pensare a cosa succede se – per sbaglio – ci appoggi sopra la tua mano?

Esatto.

All’inizio senti un invitante profumo di carne alla griglia. Dopo qualche secondo un dolore allucinante ti fa cacciare un urlo alla Fantozzi. Stacchi la mano arrostita alla velocità della luce ma qualche pezzo di pelle però continua a friggere sul metallo.

Per evitare incidenti di questo tipo si riveste tutta la cassa del ventilatore con della lana di roccia, realizzando appunto un isolamento termico. (anche chiamato “coibentazione”)

Ma non faccio prima a mettere un cartello che avvisi di non toccare quella parte del ventilatore?

Sicuramente questa è un’opzione più veloce ed economica.

Penso però che L’ASL – in caso incidente o in occasione di un’ispezione a sorpresa – avrebbe qualcosa da rimproverarti.

Non sono un esperto di sicurezza sul lavoro.

Ho quindi chiesto aiuto al mio amico Claudio Delaini, (fondatore di Macchinario Sicuro) esperto di sicurezza sul lavoro e di certificazione CE dei macchinari.

Ecco il riassunto della nostra chiacchierata.

Esiste una norma Europea – la UNI EN ISO 13732 – che indica come gestire le superfici calde e quali misure adottare per evitare ustioni.

Nel caso di oggetti metallici – come è il caso della chiocciola del ventilatore – tutte le superfici con le quali il personale può entrare in contatto (sia di sua volontà che accidentalmente) devono avere una temperatura inferiore a 60 °C.

E se circondo con una rete il ventilatore, così che nessuno possa entrarci in contatto?

È una buona soluzione. Sempre meglio che niente.

Ti raccomando però l’uso della coibentazione per sfruttare anche altri due vantaggi che offre:

  1. Impedisce che il calore dei gas dentro alla chiocciola si disperda all’esterno. In questo modo non hai raffreddamento del fluido trasportato (evitando così condense che potrebbero danneggiare la girante). Inoltre eviti di trasformare il luogo di lavoro circostante in un forno crematorio. Tutto il personale ti sarà grato di questa tua benevolenza.
  2. Riduce il rumore emesso dalla macchina. I ventilatori sanno essere piuttosto rumorosi, raggiungendo a volte i livelli di un jet che sta decollando. Per questo molto spesso si utilizza la coibentazione anche se non ci sono problemi legati alla temperatura del fluido.

Quindi se ci tieni alle mani ed alle orecchie tue e dei tuoi colleghi, NON pensare più all’isolamento termico come ad un costo superfluo.

Considerala per quella che è: un indispensabile sistema di protezione.

A questo punto hai capito come selezionare da un catalogo un ventilatore:

  • Evitando di dover buttare nel rottame una macchina acquistata qualche giorno prima. (risparmiando la situazione di imbarazzo nei confronti dei tuoi colleghi)
  • Senza correre il rischio di trovarti con l’impianto che singhiozza – e la produzione su tutte le furie – quando in realtà hai speso soldi per aumentare le sue prestazioni. Il tutto mentre il fornitore ti risponde, quasi beffardo, che la colpa è SOLO tua.
  • Risparmiando ai tuoi colleghi ed a tutto il personale dolorose ustioni e corse improvvise al pronto soccorso, mentre un pignolo ispettore dell’ASL – serafico – compila le scartoffie per una pesante sanzione.

Questo significa che sei quindi pronto per fare il passo successivo.

Ma come, cosa devo sapere ancora? Dal paragrafo introduttivo del catalogo mi sembrava tutto molto più semplice

Certo. Hai ragione.

Ma quello che sto per dirti non lo troverai in nessun catalogo. (anche se sono concetti FONDAMENTALI per poter fare una scelta di un ventilatore)

Se infatti segui quello che ti ho detto fino ad ora, ti accorgerai che esistono diverse soluzioni che – all’apparenza – vanno bene in egual modo.

Le prestazioni di cui hai bisogno sono date infatti da diverse grandezze del ventilatore appartenente ad una famiglia. E come hai visto nel catalogo trovi riportate 4-5 famiglie diverse.

Quindi come fai a scegliere tra così tante opzioni?

Sembra quasi di cercare un ago nel pagliaio.

In realtà esiste un metodo che ti può evitare di procedere per tentativi ed errori, grazie al quale risparmierai tempo prezioso e sarai certo di aver trovato la soluzione ideale da acquistare.

Qual è il numero magico che ti permette – tra decine di grafici – di individuare con la precisione di un cecchino il ventilatore MIGLIORE per il tuo impianto?

Mi ricordo uno dei miei primi giorni di lavoro. Ero fresco di università.

Non vedevo l’ora di mettere il mio enorme sapere – che dopo meno di un’ora mi sono reso conto che valeva meno di una moneta da un centesimo di euro – a disposizione del mondo intero.

Prendo in mano quella che è la mia prima richiesta di offerta ricevuta da un cliente.

Leggo tutte le specifiche di progetto. Annoto le cose più importanti.

Avvio il programma per la selezione dei ventilatori. Inserisco i dati di portata, pressione, temperatura.

Rapido controllo per vedere se ho scritto tutto giusto.

Schiaccio il pulsante “esegui”.

Sullo schermo del mio computer appare una lista di 12 possibili macchine – tutte adatte alle richieste del mio cliente – tra le quali devo sceglierne una e una soltanto.

E adesso? Quale sarà quella giusta?

Guardo i numeri sullo schermo, alla ricerca di un qualche codice segreto capace di dare una risposta al mio dubbio.

Vedo solo cifre all’apparenza causali.

Ad un certo punto ho un’idea.

Vediamo quale costa di meno. Sicuramente il mio cliente sarà felice se lo faccio risparmiare!

Passo l’intera mattinata – ero davvero un pivellino, quello che oggi faccio in 10 minuti all’epoca mi portava via un’ora – ma alla fine ho calcolato il prezzo per ognuna delle 12 possibili scelte.

Guardo tutte quelle cifre in euro.

Che stupido, potevo arrivarci prima. Per forza di cose quella che costa meno è proprio quella macchina, quella più piccola.

Corro entusiasta dalla persona che all’epoca mi aveva preso sotto la sua ala con il compito di insegnarmi questo mestiere.

Gli mostro i miei calcoli e la stampata delle 12 macchine. Gli spiego il ragionamento fatto per arrivare a scegliere il ventilatore più idoneo.

Con un mezzo sorriso aspetto i suoi complimenti ed un elogio.

Mi dico: “Che figo che sono. È solo il primo giorno di lavoro e già riesco a cavarmela con sprazzi di genio.

Invece…

Giovanotto” (mi ha sempre chiamato così) “Hai appena commesso uno dei due principali errori nella scelta di un ventilatore. Siediti pure, così te li spiego entrambi

Mi cadono le braccia a terra. Resto immobile – deluso – per 10 secondi.

Decido che è meglio sedermi ed aprire bene le orecchie.

Partiamo dal primo dei due errori, quello che ho commesso io quel giorno.

Quali costi si nascondo, come ninja nella notte pronti ad attaccarti, quando scegli il ventilatore più piccolo?

Il mio “mentore” – che si chiamava Carlo Mauri, guru indiscusso nel mondo della ventilazione – mi dimostrò, in pochi passaggi, quanto più costosa era la mia scelta.

Per prima cosa più è piccola la macchina – a parità di portata e pressione – più la potenza assorbita aumenta. (come puoi vedere anche te dai grafici qua sotto)

Curva ventilatore con alto rendimentoCurva ventilatore con basso rendimento

Quindi, oltre a dover installare un motore più grande – e quindi più costoso – ti ritroveresti con un maggior consumo di energia elettrica.

Il contatore che gira impazzito ogni ora. Ogni giorno. Per tutta la durata del ventilatore.
Il tutto a fronte di un piccolo risparmio iniziale.

Un pessimo affare, vero?

Ma non finisce qui.

Nella mia schermata di 12 scelte, quella che era la soluzione più piccola era anche quella che girava più veloce di tutte.

Non c’è via di scampo.

Se vuoi rimpicciolire la girante – ed avere la stessa portata e la stessa pressione – devi per forza di cose aumentare la velocità.

Cosa succede al ventilatore in questo caso?

Girando più veloce, le vibrazioni vengono amplificate. (se raddoppi il numero di giri, a spanne il valore di vibrazione diventa 4 volte più grande.)

Inoltre l’attrito nei cuscinetti produce più calore. Si scaldano facilmente, il grasso si esaurisce prima e l’usura è molto più forte.

In poche parole una macchina molto veloce richiede una maggiore spesa di manutenzione.

Ok, mi hai convinto. Scelgo il ventilatore più lento – anche se più grande – così mi tolgo tutti questi fastidi di dosso.

Purtroppo non è così.

Anche io – dopo la breve lezione del mio mentore – sono cascato in questo tranello.

Ricordo di aver dato proprio la stessa risposta.

Invece…

Chi va (troppo) piano non va lontano

Scegliere un ventilatore che gira lentamente – e quindi di dimensioni più grandi – ha sicuramente il vantaggio di ridurre i costi della manutenzione.

Devi però stare attento a non esagerare. C’è un limite che NON devi mai superare.

Come vedi dal grafico qua sotto, la curva di pressione di un ventilatore ha un punto massimo. A sinistra e a destra di quel punto la linea scende.

Limite pompaggio ventilatore centrifugo

Ora, mano a mano che diminuisci la velocità, ti avvicini sempre di più – da destra verso sinistra – verso il punto limite.

Cosa succede se vado oltre?”

Tutta la parte a sinistra di quel punto è chiamata “zona di pompaggio”. Nessun ventilatore deve lavorare in quelle condizioni.

È un vero e proprio campo minato pronto ad esplodere al primo passo.

Senza entrare nei dettagli con teorie di fluidodinamica, la macchina quando lavora a sinistra del suo massimo è in una condizione “instabile”.

In sostanza la pressione creata dalla girante non riesce a stabilizzarsi, e – proprio come in una pompa della bicicletta – continua a salire e scendere.

Gli effetti su tutta la macchina sono tremendi.

La chiocciola si gonfia e si sgonfia – anche se non lo vedi ad occhio nudo – continuamente, oscillando avanti ed indietro (e questo movimento lo vedi eccome).

Si sente anche un rumore dal tono basso che va e viene ciclicamente.

Se ti trovi davanti ad un ventilatore in queste condizioni ti consiglio solo una cosa: SCAPPA a gambe levate.

Bastano poche ore di funzionamento in pompaggio per far esplodere tutto – girante, chiocciola e cuscinetti – in mille pezzi.

D’accordo, allora scelgo la macchina un po’ a destra del massimo. Così evito il pompaggio, ma posso comunque farla girare piano

Esiste purtroppo anche uno svantaggio economico quando scegli un ventilatore grande che gira lentamente.

Non mi riferisco solo al prezzo della macchina più alto a causa alle dimensioni maggiori.
Il problema è potresti scegliere una ventola che consuma molta più energia elettrica.

Aspetta un attimo. Avevi detto che con i ventilatori piccoli e veloci avrei avuto dei consumi esagerati.

Purtroppo è così. È vero in entrambi i casi.

La potenza assorbita è più alta quando il ventilatore è troppo piccolo ma anche se è troppo grande.

Tranquillo.

Quella che adesso ti sembra una contraddizione, in realtà è un grande aiuto quando – come era successo a me il primo giorno di lavoro – ti ritrovi davanti ai tuoi occhi diverse opzioni senza sapere quale scegliere.

Infatti esiste un solo ventilatore – al massimo due – che devi selezionare tra tutti. Gli altri puoi tranquillamente scartarli perché o troppo veloci (piccoli) o troppo lenti (grandi).

Per arrivare a questo risultato però devi conoscere un numero “magico”, che in un battito di ciglia spazzerà via dalla tua vista tutte le possibili scelte sbagliate.

Come puoi scegliere il ventilatore ottimale per il tuo impianto, senza bruciare soldi e evitando di perdere tempo in inutili tentativi

Visto che sei arrivato a leggere fino a questo punto, ti sei meritato un prezioso regalo.

Voglio svelarti il metodo che io stesso utilizzo quando devo selezionare un ventilatore da vendere ai miei clienti.

Per farlo devo però presentarti il numero “magico” di cui ti ho parlato.

Il suo vero nome è rendimento.

La definizione dai libri di meccanica sarebbe più o meno:

Il rendimento è il rapporto tra il lavoro reso ed il lavoro assorbito. Si tratta di un numero adimensionale compreso tra 0 e 1.

Sembra una cosa molto complicata, ma in realtà non è così.

Il ventilatore assorbe energia elettrica e – grazie alla girante – ne trasforma una parte in pressione.

A causa di attriti e turbolenze però una parte di energia viene “dispersa” in rumore, vibrazioni e calore.

Il rendimento è un numero che ti dice quanta della potenza assorbita dal ventilatore viene realmente trasformata in pressione.

Nella guida – che puoi scaricare qui – troverai la formula per calcolare questo parametro così importante.

Scoprirai anche che in realtà ne esistono due diversi: quello “statico” e quello “totale”.
Senza entrare troppo nei dettagli, ti basta sapere che tra i due il primo è quello che veramente ti interessa per il tuo impianto.

È infatti questo il numero “magico” che devi usare per scegliere – tra le decine di soluzioni possibili – il ventilatore ottimale per il tuo impianto.

La macchina giusta per te è quella con il rendimento statico più alto.

Perché?

Perché in questo modo sei sicuro di acquistare il ventilatore con i consumi elettrici più bassi.

Se non per ragioni ecologiche (minor consumi elettrici significa minor emissione di gas serra), segui questo metodo almeno per risparmiare un bel gruzzoletto di soldi sulle bollette dell’elettricità.

Ok?

Adesso che hai finalmente selezionato un ventilatore con tutte le carte in regola per servire il tuo impianto, resta solo un ultimo passaggio da compiere.

La girante infatti non è in grado di muoversi da sola.

Ti serve anche un motore.

Come evitare che il tuo ventilatore arranchi – stremato e senza forze – non appena lo provi ad accendere.

La scelta del motore capace di spingere al massimo la girante è un’operazione abbastanza semplice.

Dalla curva del ventilatore che hai scelto puoi ricavare due informazioni fondamentali per questo passaggio:

  1. La potenza assorbita [kW]
  2. La velocità di rotazione della ventola [giri al minuto o RPM]

I motori elettrici a corrente alternata – che sono quelli utilizzati nel 99% dei casi – non possono girare a qualsiasi velocità (a meno che non utilizzi un inverter o variatore di frequenza).

Se infatti guardi un listino di motori qualsiasi, ti ritrovi con queste velocità disponibili: 3000/1’, 1500/1’, 1000/1’, 750/1’, 600/1’ e 500/1’. (3000/1’ si legge 3000 giri al minuto)

Come faccio se nel mio caso il ventilatore deve andare ad una velocità diversa da queste?

Hai due alternative.

La più semplice è quella di installare una trasmissione a cinghie e pulegge che – come nel cambio della bicicletta – trasforma il numero di giri del motore in quelli richiesti dal ventilatore.

Oppure colleghi il motore ad un inverter che ti permette di regolare a tuo piacimento (entro certi limiti) la velocità di rotazione.

Ti consiglio quest’ultima soluzione solo per piccole variazioni di giri. Negli altri casi invece è meglio usare la trasmissione a cinghie.

Una volta decisa la velocità di rotazione del motore, ti resta solo da capire quale è abbastanza potente per riuscire a spingere la girante alla sua velocità.

Per farlo devi considerare la potenza assorbita dal ventilatore.

Non puoi usarla così però. Per non aver problemi di surriscaldamenti e di termiche che saltano durante l’avvio, devi “pompare” un po’ il motore.

Cosa vuoi dire?

Molto semplice. Devi prendere la potenza assorbita dal ventilatore e aumentala del 10% (ti basta moltiplicarla per 1,1).

A questo punto prendi il catalogo dei motori e cerca quello che abbia una potenza uguale o maggiore di quella che hai appena calcolato.

Fai però attenzione ad un dettaglio importante.

Potrebbe essere che nel tuo caso il ventilatore deve “lavorare” in più di una condizione di portata, pressione e temperature (magari hai diversi cicli di produzione da soddisfare).

Di conseguenza avrai diversi valori di potenza assorbita, uno per ogni carico di lavoro.

Non ti allarmare.

Devi semplicemente guardare quale tra quei valori è quello più grande ed usarlo per la scelta del motore elettrico.

Eccoti arrivato alla fine.

Ora conosci i segreti per scegliere un ventilatore centrifugo, evitando di buttare soldi al vento acquistando una macchina non capace di soddisfare i tuoi bisogni (e senza mettere in serio pericolo la vita dei tuoi colleghi).

Lo so. Quando hai iniziato a leggere questo articolo non pensavi che ci fosse dietro tutto questo lavoro.

Dal catalogo del fornitore ti era sembrato un gioco da ragazzi, un lavoretto di 10 minuti.
Invece hai scoperto che – se fai tutto quello che hai letto fino ad ora – ti ci vuole molto più di una manciata di minuti.

E magari ti resta il dubbio di aver dimenticato qualcosa.

È normale. Questo non è il tuo compito. Non sei un esperto di ventilatori.

Infatti non sei pagato per fare il lavoro che dovrebbe fare il tuo fornitore, o sbaglio?

Ma c’è un importante aspetto che DEVI valutare attentamente, prima di decidere se darti al “fai da te” nell’acquisto di queste macchine.

La trappola nascosta dietro ai cataloghi dei ventilatori che potrebbe farti PENTIRE amaramente della tua scelta di fare tutto da solo (e che purtroppo quasi nessuno conosce)

Come hai sicuramente capito a questo punto, scegliere il giusto ventilatore per soddisfare le esigenze del tuo impianto NON è un gioco da ragazzi.

In un articolo non posso chiaramente spiegarti – passo dopo passo – tutti gli errori che devi evitare. Ci vorrebbe molto più tempo.

Adesso però sai quali sono i passaggi più importanti che devi seguire.
Segui i consigli che ti ho dato e potrai così evitare di cascare in uno, o più, di questi bagni di sangue:

  • Sostituire un vecchio ventilatore – che anche con qualche acciacco faceva il suo lavoro – con uno nuovo incapace di dare le prestazioni che ti servono (e magari hai speso dei soldi proprio per aumentare la capacità dell’impianto)
  • Trascurare l’importanza della temperatura di lavoro – o del tipo di gas trasportato – e trovarti con un ammasso di rottami dopo meno di una settimana dall’acquisto della nuova macchina.
  • Sprecare inutilmente energia elettrica – con immensa gioia dell’Enel o di chi te la vende – aumentando i costi di produzione.
  • Non riuscire nemmeno ad accendere il ventilatore perché hai scelto un motore elettrico talmente al limite della sua potenza, da far saltare le termiche ogni volta che schiacci il bottone “ON”.

C’è però un aspetto ancora peggiore del commettere questi errori.

Devi infatti sapere che la COLPA – per quanto tu possa infuriarti con il fornitore – sarà sempre TUA.

Oltre al danno, la beffa.

Questa purtroppo è la subdola verità che nessun catalogo dichiara apertamente.

Se selezioni un ventilatore facendo tutto da solo e quando poi lo installi ci sono problemi, la responsabilità è solo tua.

Non lo sai, ma è come se tu – nel momento stesso in cui ordini da quel catalogo – stessi dicendo di essere un esperto di ventilatori che sa quello che sta facendo.

Sbagli? Affari tuoi.

Quindi se decidi comunque di prendere questa strada – e di prenderti in carico i rischi che ne conseguono – ti consiglio almeno di scaricare la guida che ho preparato per te.

Non si tratta di due paginette con qualche formula e un grafico di esempio.

Al contrario.

Potrai scoprire il VERO metodo da seguire – che io stesso utilizzo ogni giorno – per selezionare un ventilatore in grado di lavorare perfettamente nel tuo impianto per decenni, senza rischiare prestazioni scadenti e salate bollette dell’energia elettrica.

Seguendo passo dopo passo quello che ho scritto nella guida:

  • Potrai evitare di fare la brutta fine di un mio ex-cliente, oggi disoccupato e con il peso di un macigno sulla coscienza. (la guida parte proprio con la sua storia, perché è stata la molla che mi ha spinto a diffondere le mie conoscenze per evitare ad altri di commettere i suoi stessi errori)
  • Sarai in grado di acquistare il miglior ventilatore per spingere tutta l’aria che serve al tuo impianto, con i minori consumi possibili di energia elettrica riuscendo a far risparmiare un bel gruzzoletto di denaro alla tua azienda.
  • Scoprirai come mettere il fornitore di ventilatori a catalogo con le spalle al muro, obbligandolo a prendersi le SUE responsabilità, anche in caso di incidenti gravi e danni a cose o persone.

Quindi non perdere altro tempo.

Se prima potevi almeno giustificarti dicendoti:

Eh, ma chi li conosceva questi pericoli?

Sai come si dice “Uomo avvisato, mezzo salvato”

Fai la tua parte prima che sia troppo tardi. Vuoi davvero correre il rischio di ritrovarti con l’azienda distrutta da un ventilatore e qualche tuo operaio invalido (o peggio)? Io non credo.

Se vuoi salvarti scarica subito la tua guida compilando i dati richiesti nel modulo che trovi qua sotto.

Mai più guasti improvvisi!

Alla prossima

Il “Signore delle Ventole”

P.S. Come ti ho già detto, non basterebbero 10 articoli come questo per spiegarti tutto quello che devi sapere per scegliere un ventilatore centrifugo. Nella guida – che puoi scaricare gratuitamente qui – troverai qualche ulteriore trucco del mestiere che ti permetterà di dormire sogni tranquilli ed essere certo di aver acquistato la migliore macchina possibile per il tuo impianto.

Il consiglio che ti do però – a meno che tu non abbia lavorato per anni in un’azienda che produce ventilatori – è di chiedere sempre conferma della tua scelta al fornitore.

Grazie a questo piccolo accorgimento, potrai scaricare buona parte della responsabilità su di lui, liberandoti da future colpe in caso di incidenti.

4 pensieri su “Come scegliere il ventilatore centrifugo PERFETTO per mettere il “turbo” al tuo vecchio impianto – anche se di ventole ne capisci poco o nulla – senza rischiare di comprare un trabiccolo che si distrugge appena lo accendi (ed evitare per SEMPRE incidenti sul lavoro per colpa di un impianto malfunzionante)

  1. dario colombo

    informazioni decisamente utili per non incorrere in spiacevoli svarioni che poi si rivelano catastrofici su impianto. il tutto descritto con una piacevole ironia che invoglia ad arrivare alla fine . grazie

    Rispondi
    1. Diego Perfettibile Autore articolo

      Grazie mille Dario, mi fa molto piacere quello che scrivi.
      Sopratutto il fatto che ci sia “una piacevole ironia che invoglia ad arrivare alla fine”, visto che gran parte del mio sforzo va proprio in questo 🙂

      Rispondi
  2. Andrea Refosco

    Buongiorno, ho la necessità di realizzare una torre di strippaggio per rimuovere idrogeno solforato da acqua di pozzo, il sistema lo devo realizzare artigianalmente in quanto impianti così piccoli non si trovano nel mercato. Ho bisogno di dimensionare la ventilazione in controcorrente e i dati che ho sono : portata 500 lt/h concentraIone idrogeno solforato : 42 ppm.
    Grazie

    Rispondi
    1. Diego Perfettibile Autore articolo

      Ciao Andrea, ti ho scritto una mail per la tua richiesta.
      Grazie
      Diego

      Rispondi

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